Francesco Bracciolini: il poeta dell’erudizione e del genio burlesco

Dalla quiete di Pistoia alle corti italiane ed europee, la vita e le opere di un autore che ha attraversato epoche e generi, lasciando un’impronta indelebile nella letteratura del Seicento.
Francesco Bracciolini
Foto di 14GTR – Opera propria, CC0

Francesco Bracciolini: il poeta dell’erudizione e del genio burlesco

Francesco Bracciolini
Foto di 14GTR – Opera propria, CC0
Dalla quiete di Pistoia alle corti italiane ed europee, la vita e le opere di un autore che ha attraversato epoche e generi, lasciando un’impronta indelebile nella letteratura del Seicento.

Nella quieta cittadina di Pistoia, il 26 novembre 1566, nacque Francesco Bracciolini, destinato a diventare una figura di spicco nel panorama letterario italiano del Seicento. Proveniente da una famiglia nobile, Francesco fu indirizzato dal padre agli studi giuridici, conseguendo il dottorato in legge. Tuttavia, il richiamo delle Muse era troppo forte per essere ignorato.

Nel 1586, si trasferì a Firenze, dove fu accolto nell’Accademia Fiorentina. Qui, tra le discussioni erudite e le letture poetiche, stringeva amicizia con Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII. In questo ambiente stimolante, Bracciolini affinò le sue capacità poetiche, componendo sonetti, canzoni e una favola pastorale intitolata “L’amoroso sdegno”.

Alla ricerca di nuove opportunità, Francesco intraprese un viaggio che lo portò a Roma, Napoli e Genova. A Genova, ebbe l’occasione di conoscere Gabriello Chiabrera, altro illustre poeta dell’epoca. Successivamente, si stabilì a Milano al servizio del cardinale Federico Borromeo, arcivescovo della città. Durante i sei anni trascorsi a Milano, Bracciolini continuò a dedicarsi alla poesia, pubblicando alcune delle sue opere.

Il destino lo riportò a Roma, dove entrò al servizio di Maffeo Barberini, allora cardinale. Sotto l’incoraggiamento del suo mecenate, iniziò a lavorare al poema epico “La Croce racquistata”, che narrava il recupero della Vera Croce da parte dell’imperatore Eraclio. Nel 1601, seguì Barberini in Francia, dove nel 1605 pubblicò i primi quindici libri del poema.

Tornato a Pistoia, si dedicò con fervore alla scrittura. Completò “La Croce racquistata” in trentacinque libri, pubblicata a Venezia nel 1611. Compose tragedie come “Evandro” (1612), “Arpalice” (1613) e “Pentesilea” (1617). Nel 1618, diede alle stampe “Lo scherno degli Dei”, un poema burlesco che suscitò dibattiti sull’origine del genere eroicomico.

Con l’elezione di Maffeo Barberini a papa Urbano VIII nel 1623, Bracciolini si trasferì nuovamente a Roma. Il pontefice lo onorò concedendogli di aggiungere al proprio stemma le tre api della famiglia Barberini, permettendogli di chiamarsi “Bracciolini dell’Api”. Durante questo periodo, scrisse opere come “L’elezione di Urbano Papa VIII” (1628), “La Roccella espugnata” (1630) e “La Bulgheria convertita” (1637).

Dopo la morte di Urbano VIII nel 1644, Francesco tornò nella sua amata Pistoia, dove si spense il 31 agosto 1645. La sua eredità letteraria, che spazia dall’epico al burlesco, testimonia la versatilità e la profondità del suo ingegno, rendendolo una figura centrale nella letteratura italiana del XVII secolo.

Condividi su:

Informazioni sulla pubblicazione

Immagine di copertina – Foto di 14GTR – Opera propria, CC0
Immagine di Emiliano Cecchi

Emiliano Cecchi

Web designer presso PuntoWeb.Net, opero nel campo dell’editoria online fin dal 1996. Ideatore e curatore di vari prodotti editoriali, sono co-fondatore di LiquidArte.it, dove ricopro il ruolo di content manager. Coltivo un vivo interesse per la storia e per ogni ambito del sapere in grado di arricchire il mio orizzonte culturale.

Pubblica con noi

Pubblica le novità della tua attività sul media più adatto. Scopri come...

@Liquidarteit