Una figura inginocchiata tende le mani verso un ramo d’ulivo. Il marmo Verde Alpi incontra l’ottone lavorato con il fuoco e due materiali molto diversi diventano il punto di partenza di “Calling for Peace”, opera di Francesco Barone realizzata con il contributo del designer Simone Roveda. La scultura è stata presentata il 21 settembre 2026 nella sede UNESCO di Parigi, durante l’evento internazionale omonimo organizzato nella Giornata internazionale della pace. La data e la sede trovano conferma nel programma ufficiale UNESCO, che colloca l’appuntamento nella Sala I e lo inserisce in un percorso dedicato a identità, creatività e dialogo interculturale.
Nell’opera di Barone il significato passa anzitutto attraverso la materia. Il Verde Alpi, con le sue venature, viene associato alla memoria e al passato; l’ottone, trasformato dal calore e dal lavoro manuale, porta invece l’attenzione sul presente e sulla possibilità dell’azione. La figura non assume la postura dell’inchino come segno di sottomissione: il gesto immaginato dall’artista è quello di chi si avvicina alla terra per accogliere e idealmente piantare un ramo d’ulivo. È qui che la scultura cerca il proprio equilibrio tra forma e contenuto, evitando di affidare il messaggio alla sola iconografia della pace.
«Quando è nato il progetto Calling for Peace, ho avvertito subito la responsabilità di raccontare la pace attraverso ciò che conosco meglio: la materia e il lavoro delle mie mani», spiega Barone. Nella lettura dell’artista, la pace non viene considerata qualcosa da ricevere passivamente, ma una costruzione quotidiana. Il ramo d’ulivo diventa così un elemento da accogliere e mettere a dimora, mentre il lavoro sulla materia traduce un concetto astratto in un’azione riconoscibile. È una chiave che appartiene alla ricerca di Barone e al suo rapporto diretto con i processi della lavorazione artigianale.
Il percorso dell’artista nasce infatti anche dall’esperienza maturata all’interno di Barone Italia, realtà familiare che porta avanti una tradizione nella lavorazione dei metalli. Francesco Barone ne è comproprietario insieme al fratello Mauro e ha trasferito tecniche e conoscenze di quel mestiere nella propria ricerca artistica. Il fuoco non è soltanto uno strumento necessario alla trasformazione del metallo: entra nel processo creativo, lasciando emergere forme organiche che richiamano rami, foglie e piccoli alberi. Da questa ricerca nascono anche lavori vicini all’immagine del bonsai, nei quali la rigidità del materiale viene portata verso forme visivamente più fragili e naturali.
Il rapporto tra memoria del progetto, artigianato e arte contemporanea era emerso anche in “Cerchi di Pace”, installazione di cinque metri ideata da Paola Albini e promossa dalla Fondazione Franco Albini con Studio Albini Associati. Realizzata da Francesco Barone con l’intervento artistico di Marco Gallotta, l’opera riprende il Totem Olimpico progettato nel 1956 da Franco Albini, Franca Helg e Albe Steiner per i Giochi invernali di Cortina e rimasto allora sulla carta. Dopo il passaggio alla Fabbrica del Vapore, l’installazione è stata trasferita al Politecnico di Milano. Questi elementi relativi al percorso dell’artista e alla genesi delle opere provengono dalla documentazione fornita alla redazione e, per questo, restano distinti dalle informazioni sull’evento confermate direttamente da UNESCO.
A Parigi il tema della pace ha trovato una cornice più ampia. UNESCO descrive infatti “Calling for Peace: Identity, Creativity and Intercultural Dialogue for Inclusive and Peaceful Societies” come un appuntamento orientato all’equità razziale e all’inclusione, con una masterclass rivolta ai giovani e un concerto dedicato al dialogo, alla diversità e alla cultura della pace. È un’impostazione più precisa rispetto alla presentazione contenuta nel materiale stampa, che indica fra i temi dell’iniziativa anche diritti umani, cambiamento climatico e tutela della vita: questi ultimi aspetti non risultano esplicitati nella scheda pubblica UNESCO consultata e non vanno quindi presentati come contenuti ufficiali dell’Organizzazione.
Nel corso dell’appuntamento, secondo la documentazione fornita alla redazione, Barone ha inoltre consegnato alcune statuette “Calling for Peace” realizzate per l’occasione. Tra i destinatari indicati figurano Claudio Andrea Gemme, Daniel Grieder, Marco Falcioni e Valeria Mangani. Anche in questo caso è importante distinguere l’iniziativa dell’artista dall’attività istituzionale di UNESCO: le fonti ufficiali consultate confermano l’evento e la sua sede, ma non documentano queste consegne come riconoscimenti attribuiti dall’UNESCO.
È proprio sul terreno della materia, più che sulla dimensione cerimoniale, che “Calling for Peace” trova il suo elemento più interessante per la lettura artistica. Marmo e ottone conservano caratteristiche, tempi di lavorazione e memorie differenti, ma vengono riuniti attorno a un gesto elementare. Barone affida così alla scultura un’immagine di pace che richiede un’azione: chinarsi, accogliere e piantare. Un passaggio dalla rappresentazione al gesto che prosegue la sua ricerca sul rapporto fra lavoro manuale, natura e trasformazione dei materiali.











