Oggi è l’11 novembre e in questa data, nel 1821, nasceva a Mosca, in Russia, lo scrittore e filosofo Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Fin dall’infanzia Dostoevskij manifestò un vivo interesse per la letteratura, influenzato dalla madre che gli insegnò a leggere e a scrivere, introducendolo ai grandi autori russi come Puškin e Žukovskij. La madre morì di tisi quando Dostoevskij aveva 16 anni. Per volere del padre, fu iscritto alla Scuola Superiore del Genio Militare di San Pietroburgo, dove studiò ingegneria militare, sebbene controvoglia. All’età di 17 anni perse anche il padre, ucciso in circostanze violente, e fu in seguito a questo drammatico evento familiare che Dostoevskij ebbe il primo attacco epilettico, condizione che lo accompagnò per tutta la vita.
Dostoevskij divenne ufficiale del Genio di San Pietroburgo, ma ben presto rassegnò le dimissioni. Iniziò così un periodo di difficoltà economiche e salute precaria, ma cominciò anche a dedicarsi alla scrittura. Pubblicò il suo primo libro, “Povera gente” (Bednye Ljudi), nel 1846, riscuotendo un buon successo di critica e mettendo in luce uno dei temi ricorrenti della sua produzione: la sofferenza dell’uomo socialmente incompreso e degradato. Nello stesso anno scrisse il romanzo “Il sosia” (Dvojnik) e, in una sola notte, completò anche “Romanzo in nove lettere” (Roman v devjati pisem).
Successivamente iniziò a pubblicare racconti su varie riviste, ma nel 1849 fu arrestato e imprigionato nella “Fortezza di Pietro e Paolo” con l’accusa di appartenere a una società segreta di intenti sovversivi. Condannato a morte tramite fucilazione, Dostoevskij ricevette la notizia della commutazione della pena, già decisa da giorni, solo quando era sul patibolo: lo zar Nicola I trasformò la condanna in lavori forzati. Questo avvenimento lo segnò profondamente e lo spinse a riflettere sulla pena di morte, temi che avrebbe esplorato nelle opere “Delitto e castigo” e “L’idiota”.
Deportato in Siberia, fu rinchiuso nella fortezza di Omsk, dove trascorse quattro anni di duri lavori forzati, esperienza che segnò irrimediabilmente la sua salute e che descrisse nel libro “Memorie dalla casa dei morti”. Nel 1854 fu liberato per buona condotta, ma dovette scontare altri due anni come soldato semplice in Siberia, vicino al confine cinese. Tornato nella Russia europea, nel 1861 pubblicò “Umiliati e offesi”, riallacciando i rapporti con l’ambiente culturale di San Pietroburgo. Nonostante le gravi difficoltà economiche, Dostoevskij peggiorò la propria situazione tentando la fortuna al gioco d’azzardo in vari casinò europei, finendo per perdere tutto. Dedicò al tema il libro “Il giocatore”.
Successivamente iniziò a scrivere “I demoni” (Besy), il cui successo di vendita gli permise di rientrare a San Pietroburgo e affrontare i creditori. Assunse la direzione della rivista “Il cittadino” (Grazdanin) e, dal 1873, iniziò a pubblicare il “Diario di uno scrittore”. Nel 1878 fu eletto membro dell’Accademia delle Scienze di Russia, nella sezione Lingua e Letteratura. Nel 1879 pubblicò “I fratelli Karamazov”, considerata una delle sue opere più importanti e apprezzate. Dostoevskij morì improvvisamente nel 1881 a San Pietroburgo per l’aggravarsi di un enfisema polmonare. È considerato, insieme a Tolstoj, uno dei più grandi pensatori e romanzieri russi di ogni epoca.
Questa mia opera a grafite è in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa








