Il 20 gennaio ricordiamo la scomparsa di Etta James, avvenuta in questo stesso giorno nel 2012 a Riverside, in California. Nata nel 1938 a Los Angeles con il nome di Jamesetta Hawkins, era figlia di una madre afroamericana e di un padre bianco. Dotata di un talento straordinario, si distinse nei generi blues, jazz, soul, rhythm and blues e gospel, padroneggiandoli con rara intensità espressiva.
Bambina prodigio, iniziò a cantare brani gospel in chiesa già all’età di cinque anni. Nel 1950 si trasferì a San Francisco e, a soli 14 anni, formò il gruppo vocale The Creolettes. Adottò il nome d’arte Etta James, ottenuto invertendo il suo nome di battesimo, e intraprese la carriera da solista, riscuotendo fin da subito grande successo di pubblico e critica.
Il 1961 segnò la sua consacrazione internazionale con At Last, brano che divenne il suo simbolo e che la portò a essere una delle voci più iconiche della musica americana. Con il suo registro da contralto e un’estensione vocale ampia e versatile, interpretò con intensità e profondità ballate blues, jazz e rhythm and blues. Nel corso della sua carriera ottenne numerosi riconoscimenti, tra cui cinque Grammy Awards, diciassette Blues Music Awards e, nel 2003, il Grammy Award alla carriera.
At Last, il suo più grande successo, fu utilizzato in film, programmi televisivi e spot pubblicitari, contribuendo a renderla immortale nel panorama musicale.
Etta James si spense dopo una lunga battaglia contro il diabete, la leucemia e i primi segni dell’Alzheimer, lasciando un’eredità musicale indelebile.
Questa mia opera, realizzata con la tecnica della “Computer Art”, è in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa









