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“Oylem Goylem” di e con Moni Ovadia a ERT/Arena del Sole – Bologna

Testo inviato da: Giamcarlo Garoia
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Un evento che continua, dopo ormai 30 anni, a insistere sul tessuto culturale del nostro Paese.

La lingua, la musica e la cultura Yiddish, un affascinante miscuglio di tedesco, ebraico, polacco, russo, ucraino e romeno, al centro di questo cult teatrale firmato e interpretato da Moni Ovadia e dalla sua Stage Orchestra.

La sua struttura da cabaret, con brani musicali, canti, storielle, aneddoti e citazioni ruota interamente su quella parte di cultura ebraica, di cui lo Yiddish è la lingua e il Klezmer la musica, con racconti di vita, immagini di popoli, citazioni, il tutto in una cornice musicale che unisce il canto liturgico a sonorità più festose e popolari.

Tra le infinite sollecitazioni che lo spettacolo di Moni offre, torna alla memoria il film “Yentl”, del 1983, diretto e interpretato da Barbra Streisand.

Ambientato nella Polonia del primo Novecento, il film racconta le vicende di Yentl, una ragazza ebrea intelligente e assetata di sapere, che vive in un piccolo villaggio di campagna. È orfana di madre e suo padre è un rabbino che lavora come libraio. La ragazza è molto attratta dai sacri testi ebraici, tanto da conoscerli a memoria sebbene vietati alle donne.
La tradizione ebraica vorrebbe che Yentl diventasse una moglie, una madre e una buona donna di casa, obbediente alle regole del proprio marito. Ma lei non si sente affatto predisposta a questo destino dominato dagli uomini e, così, quando suo padre muore, fugge dal paese e, di lì, inizia il suo “esilio”.

L’esilio di un popolo descritto dalle parole  e dalla musica di Moni, la condizione storica dell”Ebreo errante”, costretto a vivere sempre e comunque senza Patria, in un “Mondo Scemo” (Oylem Goylem, appunto).

Così come Oylem Goylem, Il film è impregnato dalla cultura Yiddish e questa è strettamente legata all’omonima lingua, diffusasi molto fino alla seconda guerra mondiale quando, a causa della persecuzione e dello sterminio degli ebrei, è stata completamente cancellata dai nazisti, pur essendo molto vicina e quindi legata a quella tedesca al punto da essere chiamata anche lingua giudeo-tedesca.

Ma la lingua Yiddish è una lingua profondamente europea e allo stesso tempo profondamente ebraica al punto che queste due caratteristiche sono da ritenersi inscindibili.
Fino agli anni ’30 in Europa vivevano stabilmente circa dieci milioni di persone di religione ebraica e la maggior parte di essi parlava proprio la lingua Yiddish, una lingua nata nel XI secolo sulle rive del Reno e sviluppatasi nel cuore dell’Europa, scritta con i caratteri dell’alfabeto ebraico e  che si legge da destra a sinistra. Presenta dunque chiare affinità con l’ebraico che oggi si parla in Israele, che poi è l’ebraico antico.
Racconta Moni Ovadia come la cultura Yiddish sia ricca e bella ed abbia dato avvio a correnti letterarie come quella di Bernard Malamud, scrittore statunitense figlio di due ebrei russi immigrati, allora quando si iniziò  a tradurre le opere Yiddish in inglese per la loro divulgazione. Ed ikl racconto prosegue, sempre nuovo ed affascinante nell’insieme di cultura, ironia, profondità.
Dopo anni di questo spettacolo, sempre nuovo ed originale, come non essere sempre molto colpiti dalla ricerca “laica” di Moni Ovadia sul popolo ebraico, sulla sua storia, dal suo ritrovare sempre  le proprie radici, la cultura e la lingua Yiddish completamente cancellate dalla seconda guerra mondiale?

Oylem Goylem non è, dunque, un semplice spettacolo, ma è un evento che deve continuare, dopo ormai 30 anni, a insistere sul tessuto culturale del nostro paese e, oggi, ancora e più necessario, nella inquietudine, desolazione e assenza di tanta nostra società.

Un antidoto necessario contro violenze, intolleranze e razzismi vecchi e nuovi.

ERT / Arena del Sole, Bologna
“Oylem Goylem” di e con Moni Ovadia
e con Moni Ovadia Stage Orchestra:
Maurizio Dehò, violino; Giovanna Famulari, violoncello; Albert Mihai, fisarmonica; Paolo Rocca, clarinetto; Marian Serban, cymbalo.
Scene e costumi Elisa Savi.
Progetto sonoro Mauro Pagiaro.
Produzione Corvino Produzioni, Centro Teatrale Bresciano.

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Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da: Giamcarlo Garoia
ID: 371713
Licenza di distribuzione:
Diana Millan

Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.