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Docufilm: “Un giorno con… Paola Arcuri”

Un dolore interiorizzato a lungo, condiviso grazie alla poesia, divenuta, così, terapeutica.
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Docufilm: “Un giorno con… Paola Arcuri”

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Un dolore interiorizzato a lungo, condiviso grazie alla poesia, divenuta, così, terapeutica.

E’ la poetessa Paola Arcuri, medico di professione, ad aprire, questa volta, il suo cuore nel docufilm “Un giorno con…”, targato Aletti, la casa editrice che ha sede a Villanova di Guidonia, nel nuovo format scelto per far conoscere meglio i membri della sua community letteraria.

«La scelta di realizzare un docufilm – racconta l’autrice che vive a Roma – è stata principalmente dettata dall’esigenza di esprimere le mie emozioni in una modalità diversa rispetta alla scrittura, vincendo anche determinate remore legate alla timidezza e al fatto che esporsi in prima persona potesse anche comportare di esporsi al giudizio di persone che sostanzialmente non conoscono il mio vissuto: in questo senso é stata anche una sfida con me stessa».

Le immagini più belle di Tivoli (Roma), storiche e naturalistiche, introducono l’autrice che si presenta, subito, con il suo animo provato da un grande dolore, facendo da sfondo e cornice alle emozioni espresse. Un dolore, interiorizzato per troppo tempo, ma che è riuscita a tirar fuori e a condividere proprio grazie alla scrittura, diventata, così, terapeutica. La tematica dell’abbandono, del dolore, della disperazione, emerge sin dalle prime liriche di Paola Arcuri, che ha iniziato a scrivere circa vent’anni fa. Così come il tema dell’amore, un amore ritenuto impossibile. Emozioni intime che scorrono come l’acqua di una cascata ripresa nel docufilm, e che non riescono a bloccare il flusso dei ricordi perché un lutto così devastante, come la perdita di una sorella appena trentatreenne, annienta e rende complicato rialzarsi, ricominciare, rivedere la luce, quando ti viene a mancare la “metà di te”.

Paola, seduta su una panchina, vuole dare voce a questo senso di solitudine, leggendo la sua poesia “Solo con i fiori”, mentre scorrono le foto in bianco e nero che la ritraggono bambina, felice e spensierata. “Non mi è rimasto altro modo per esprimerti il mio amore. Hai solo il mio pensiero, hai solo i miei ricordi”. In questi versi, dedicati alla sorella Anna, una vita spezzata troppo presto, l’autrice vuole rappresentare la disperazione, quella perdita che ti porti dentro in ogni momento della vita, anche in quelli inaspettati, in un ricordo che riaffiora prepotentemente, come nelle foto che le ritraggono insieme e, soprattutto, il senso di impotenza dinanzi ad un evento così tragico e improvviso. Una rosa rossa e Paola che cammina, gradino dopo gradino, affrontando un dolore più grande di lei, sanciscono un rapporto empatico con gli spettatori che accolgono quel dolore ascoltando le sue parole. Sono trascorsi ben ventinove anni da quella perdita, ma ancora incide sulla sua vita. Diverse le poesie dedicate a questo rapporto indissolubile che va oltre il tempo, oltre la vita, oltre la morte. Tra queste: “Nel buio”. “Non vedi una strada, non vedi una luce. Poi vedi una piccola luce, ti accorgi che c’è sempre stata, è dentro di te”; e, ancora, “Quando ti vedevo”. “Quando sei andata via tu è andato via il sole”. Un dolore amplificato dalla delusione per un amore finito. Un amore a metà.

“Sai che soffrirai ma ne gioisci. Sai che stai perdendo la libertà ma ti fai legare. Un amore a metà… per un uomo a metà”. Paola cammina tra gli scorci di Tivoli e, intanto, percorre, giorno dopo giorno, la sua esistenza, alla ricerca di un nuovo senso della vita, una nuova consapevolezza e, finalmente, rivede la luce con la nascita della sua bambina. Quella luce che le era stata tolta in estate, sempre in estate, le è stata ridata. Le foto con sua figlia fanno da sfondo alle poesie che Paola le ha dedicato. “Mano nella mano ti terrò finché tu vorrai e sarai in grado finalmente di prendere il volo”. Con lei, il passaggio dal buio della perdita alla luce della speranza e della rinascita, scaturito dalle fotografie di famiglie che scandiscono il tempo che scorre, anche di quegli anni non vissuti, trascorsi nel limbo del dolore. E al tempo, l’autrice dedica la lirica “La clessidra”. “La sabbia dei giorni della mia vita scorre, si assottiglia, scendendo nell’altra metà del mio passato”. Ma il dolore fortifica, lo sa bene Paola, diventata una donna autonoma, indipendente, da medico, empatica anche verso le sofferenze altrui. Senso, libera, clessidra, tempo, buio, estate, fiori, sono il sillabario che insegna a leggere la vita dell’autrice e che viene raccontato, a cuore aperto, nel docufilm. Lo sguardo si pone verso l’orizzonte, verso l’oltre di una esistenza segnata, in ogni caso, dall’amore incondizionato. “Tornerà il tempo delle antiche risate, di racconti, di chiacchiere notturne, delle aspettative e di speranze mai sopite”.

Federica Grisolia



Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Vincenzo La Camera
ID: 378081
Licenza di distribuzione:
Diana Millan

Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.