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Il lavoro e gli strumenti del disc jockey professionista

Testo inviato da: DJ Lamberto
Dj in nightclub
Il lavoro e gli strumenti del disc jockey professionale raccontati da un professionista: DJ Lamberto.

IL DISC JOCKEY

Il disc jockey è di solito un professionista dell’intrattenimento il cui compito è di selezionare, molto spesso in una discoteca o in un club, a seconda dei gusti del pubblico, delle occasioni, ma anche del suo stile personale, brani musicali di vario genere attraverso un impianto di amplificazione, del quale l’ambiente stesso è munito, e al quale è collegata la consolle (o disco-consolle). Attraverso questa consolle, con la tecnica del mixaggio (in inglese mixing), è possibile unire in sequenza più tracce provenienti da diversi supporti sonori, come il disco in vinile o il compact disc, in modo da ottenere un unico flusso musicale che risulti piacevole all’ascoltatore.

L’attività svolta dal disc jockey, al fine di creare mix di suoni in maniera limpida, è definita con il termine inglese DJing, attività che richiede conoscenze teorico-pratiche di carattere musicale ed elettronico. Un DJ può decidere di incidere un disco contenente i suoi live musicali, i suoi mixaggi ed eventualmente le sue produzioni (in questo caso, il DJ viene chiamato anche producer). Soprattutto negli ultimi anni si è verificato un notevole aumento dei DJ, più o meno competenti, favorito da diversi fattori, quali i prezzi sul mercato per DJ, l’avvento del digitale, la pirateria discografica e i più sofisticati lettori CDJ che facilitano molto, rispetto agli anni passati il loro lavoro.

GLI STRUMENTI DEL DJ

La consolle

La console o consolle o regia audio, lo strumento musicale del dj, può essere costituita da un numero variabile di dispositivi (CDJ giradischi mixer, drum machines sintetizzatori sequencers..)

I CDJ

Questo termine deriva dagli acronimi CD e DJ. Si tratta di lettori professionali da Dj che consentono molte altre funzioni oltre a quelle dei lettori CD.

Le principali sono:

· Jog wheel: si tratta di quella che forse è la parte più evidente di tutto il CDJ. Questo comando di forma circolare permette di muovere avanti e indietro il brano molto lentamente, con una precisione estrema. È utile anche per altre funzioni, ad esempio permette di fare quello che fa il Pitch Control, ma con molta più precisione, oppure di applicare gli effetti, se presenti sul CDJ stesso.

· Pitch Control: permette di velocizzare o rallentare un brano. Serve per i beatmix (vedi il paragrafo “mixaggio”). Si può effettuare anche tramite il jog su certi CDJ. Tuttavia il jog permette solo una variazione temporanea del beat del brano, solitamente per correggere eventuali imperfezioni durante il passaggio da una canzone all’altra.

· Cue: i punti di taglio sono dei punti particolari situati all’interno di un brano, che permettono al dj di trovare il pezzo che gli serve immediatamente: si tende a metterne uno ad esempio prima di un ritornello o di una strofa, o di un ponte. Sono fondamentali per il lavoro del dj.

· Key Control: permette di modificare la tonalità del brano.

· Loop: permette di impostare dei loop, ovvero delle parti di una lunghezza variabile che si ripetono di continuo, anche all’infinito volendo.

· Effetti: gli effetti applicabili tramite i CDJ sono molteplici. Di norma i dj preferiscono applicarli tramite speciali programmi per computer, Solitamente gli effetti sono presenti sui mixer o aggiunti in un secondo momento con delle effettiere.

I giradischi

l SL-1200 fu uno dei giradischi più usato per il turntablism dagli anni settanta

Lavorare con i giradischi è ovviamente più impegnativo che lavorare usando strumenti digitali come CDJ o i computer. Questo perché uno strumento analogico non permette di godere di tutti quei vantaggi offerti negli ultimi anni dalla tecnologia, come la.visulizzazione grafica dell’onda che viene effettuata mediante il computer con programmi.

Esistono diversi tipi di giradischi in commercio. L’aspetto principale che caratterizza quelli utilizzati dai DJ è il tipo di trazione utilizzata per dare movimento al piatto rotante:

A, cinghia: è tra le prime tecnologie applicate. Si basa sulla trasmissione della rotazione tra un, motore elettrico e il piatto rotante, mediante l’uso di una cinghia (in genere costruiti in caucciù). Sono i preferiti dagli appassionati di musica e per l’ascolto normale e sono poco adatti al, mixaggio, sebbene i primi giradischi adattati al mixing utilizzassero questa tecnologia.
A trazione diretta: sono preferiti dai DJ in quanto patiscono meno il bloccaggio del piatto rotante (turntable) non essendoci strisciamento della cinghia e conseguente riscaldamento e usura. Inoltre la trazione diretta consente un maggior rendimento meccanico, ossia trasferire al piatto una maggior quantità della potenza meccanica prodotta dal motore. Di conseguenza l’accelerazione è più elevata che nella trasmissione a cinghia in quanto questa assorbe una parte della forza di trazione e introduce sia ritardo che jitter.

Nel 1978 si sviluppò un giradischi professionale per DJ che acquisì in breve tempo un ampio successo per le sue caratteristiche tecniche che ne hanno fatto uno strumento insostituibile. La principale caratteristica era proprio la trazione: si sviluppò una tecnologia detta a trazione indiretta o al quarzo. L’idea rivoluzionaria che ha condotto al successo questi giradischi era la quasi totale assenza di manutenzione del piatto rotante, in quanto, non essendoci alcun elemento di trazione a contattonon vi era usura. Un altro fattore che ha portato al successo dei giradischi di una nota marca è stata l’introduzione del braccio curvoe la sua particolare costruzione, che permetteva di eliminare un fastidioso effetto di risonanza generatosi quando il giradischi si trovava in prossimità di un altoparlante. I giradischi serie SL-12xx, non sono mai stati rimpiazzati da altri prodotti di mercato. Benché oggi si sia passati a strumenti digitali, i giradischi sono ancora largamente utilizzati.

Il mixaggio

La tecnica del mixaggio si basa fondamentalmente sull’allineamento dei battiti per minuto (bpm) fra due brani diversi. Per eseguire questa operazione, il DJ aumenta o diminuisce in cuffia la velocità del disco in fase di preascolto.i DJ erano dei selector più che dei veri e propri disc jockey, non era necessario avere una tecnica e la loro bravura era dovuta esclusivamente alla selezione musicale e al controllo degli equalizzatori, unita al controllo delle luci.

Per riuscire a mettere “a tempo” due brani quando la differenza di bpm è notevole, il DJ ricorre al bending, ovvero all’azione di aumentare e diminuire la velocità del brano spingendo o opponendo resistenza alla rotazione del disco (processo similare nei CDJ). In fase di miscelazione inoltre, grazie al mixer, è possibile livellare i volumi e le frequenze per acusticamente il mix e dare un ulteriore tocco di creatività. Esistono diverse tecniche di mixaggio: si possono utilizzare diverse combinazioni per fondere più brani insieme, come tagliare le frequenze di una ed entrare con la seconda solo con le frequenze corrispondenti, sovrapporre in maniera continua o “a tempo” solo alcuni riff durante l’applicazione di un effetto esterno o più semplicemente sfumare il volume con l’uso del cross-fader presente sul mixer. Il crossfader è un cursore orizzontale, posto solitamente sulla parte inferiore del mixer, che permette di passare un segnale audio da un canale all’altro in uscita sul master (l’audio in ascolto). Il cross fader in alcuni mixer implementa alcune funzioni per agire sul segnale come la “curva di taglio” delle frequenze, che, a seconda delle proprie esigenze può essere più dura e netta, ad esempio per effettuare uno scratch efficace, o più morbida, permettendo di sfumare da un canale all’altro in maniera graduale.

Praticamente il mixing si basa su una semplice regola che consiste nel collegare due brani in battuta. La battuta è determinata dal conteggio di 32 battiti del brano. Nell’ambito della disco music i 32 battiti sono generalmente scanditi da 32 colpi di cassa e corrispondono a 32 quarti, ovvero 8 battute se il tempo è quattro quarti. La regola è comunque applicabile anche in altri ambiti, persino nella musica classica. Ogni 32 battiti si determina un giro. La regola vuole che i dischi vadano appaiati ogni 32 battiti. In alternativa è possibile dire che un disco va inserito sul giro. Il giro, dunque è definito come l’insieme di 32 battiti. Tuttavia tale regola non è fortemente stringente: esistono brani in cui i compositori adottano la “licenza poetica” di aggiungere un giro con più battiti, che sono sempre multipli di 4.

I mixer, a seconda del livello di professionalità richieste, offrono molte funzioni come le unità multieffetti DSP, i campionatori i filtri o le uscite di tipo Midi che consentono l’autosincronizzazione con alcune apparecchiature MIDI hardware e software come drum machine, campionatori o sequncer. I più sofisticati, o meglio, quelli di ultima generazione sono dotati di porte USB.

Turntablism

Il turntablism viene collegato immediatamente all’attività di un DJ di tipo hip hop: grazie a questa disciplina il DJ riesce a “suonare il disco”, cioè a utilizzare un giradischi e un disco in vinile come strumento musicale; gli effetti sonori prodotti vengono definiti in gergo scratches.

Con il tempo si è sviluppata una vera e propria “Bibbia” sulle tecniche di effetti (tricks o routines). Sono innumerevoli le manipolazioni possibili del disco per creare effetti sonori: dai più comuni scratch con le sue infinite varianti, ai backspin, passando per i beat juggling. Per queste tecniche il DJ utilizza prevalentemente una coppia di giradischi perché sono più pratici per il controllo manuale della rotazione del disco. Comunque oggi con i CDJ è possibile creare questi effetti con tecniche digitali: in alcuni modelli ci sono tasti che riproducono in automatico tali effetti. Gli effetti inoltre possono essere prodotti in digitale con uno strumento detto effettiera, oggi possibile trovarla anche nei più sofisticati mixer per DJ.

Per eseguire gli effetti con i dischi vinile sono richiesti giradischi molto più solidi e affidabili di quelli necessari ad un classico DJ che suona in sequenza dei brani: infatti l’usura e lo stress a cui è sottoposto un vinile possono portare alla vera e propria distruzione dello stesso e della puntina. Molte case produttrici di strumenti di questo tiposi sono specializzate nella realizzazione di strumenti adatti al turntablism, fornendo testine resistenti ai movimenti più estremi, slipmat che riducono l’attrito tra disco e piatto, nonché mixer con crossfader dedicati allo scratch.

Con l’avvento delle nuove tecnologie iniziano a comparire i primi DJ che praticano il turntablism con il PC, attraverso software interattivi che riproducono le funzioni delle console da DJ. Icona storica del turntablism è il giradischi in uso dagli anni settanta e, dal 2010 non più in produzione.

Selezione

La selezione è la proposta musicale dei brani scelti dal DJ. Il DJ mixa dischi simili per ritmo, tempo, genere o di un dato periodo musicale; altre volte invece il DJ può decidere di mescolare nello stesso dj set musica dalle più diverse caratteristiche o estrazioni cercando di rendere il passaggio il più armonico possibile. I DJ più bravi sanno mantenere due brani in esecuzione contemporanea per svariati minuti.

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Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da: DJ Lamberto
ID: 371128
Licenza di distribuzione:
Emiliano Cecchi

Emiliano Cecchi

Web Designer per la PuntoWeb.Net sas, mi occupo anche di editoria online sin dal lontano 1996. Già ideatore e curatore di vari portali, sono il co-founder di LiquidArte.it dove svolgo anche il ruolo di content manager. Sono appassionato (della domenica) di storia e di tutto quanto può accrescere la mia (molto carente) cultura.