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Sonia Sacrato per Progetto Aisha

L’Enigma del Gatto di Sonia Sacrato: una parte de proventi sarà devoluta al Progetto Aisha. Intervista all’autrice.
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Sonia Sacrato per Progetto Aisha

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L’Enigma del Gatto di Sonia Sacrato: una parte de proventi sarà devoluta al Progetto Aisha. Intervista all’autrice.

L’enigma del Gatto è il nuovo romanzo di Sonia Sacrato che inaugura la collana Enigmi de iDobloni. Un giallo dalla trama fitta e dalle emozioni intense che non si esime dal toccare temi difficili come la discriminazione di genere e la violenza sulle donne.

Per questo motivo, Sonia Sacrato ha scelto di devolvere una parte delle ricavato delle vendite all’Associazione Progetto Aisha di Milano. Abbiamo incontrato la presidentessa, Amiza Al Zeer che ci ha raccontato com’è nato e in cosa consiste Aisha.

Quando nasce Progetto Aisha e quale esigenza vi ha mosse nel pensare a questa realtà?

“Progetto Aisha nasce il 5 marzo 2016 dall’azione di un gruppo di volontarie musulmane e si costituisce come un’associazione il 13 marzo 2017. Da allora agisce sull’area milanese metropolitana e riceve chiamate da tutta Italia. Progetto Aisha si forma all’interno della comunità islamica grazie all’azione di un gruppo di volontarie che, consapevoli delle barriere linguistiche, sociali e culturali con cui le donne musulmane si scontrano in Lombardia, hanno deciso di farsi strumento di incontro tra le donne e servizi presenti sul suolo lombardo. Così facendo, Progetto Aisha diventa punto di riferimento non solo per le donne musulmane, che grazie ad esso riescono ad interagire meglio con il territorio, ma anche per tutte le altre persone che per un qualsiasi motivo ricercano un luogo di pace in cui sentirsi protette.“

Nello specifico, quali sono le persone e le competenze che animano il vostro progetto?

“Progetto Aisha si impegna a fornire a tutti i suoi volontari almeno una formazione base per quanto riguarda il tema della violenza di genere e domestica, delle discriminazioni e delle MGF. Per questo motivo, ogni anno vengono organizzati incontri, seminari e conferenze spesso con ospiti esterni professionisti nell’ambito (medici, avvocati, psicologi e psichiatri, assistenti sociali, sociologi…) o con figure spirituali (quali Imam provenienti da tutta Italia) che sappiano fornire attraverso il proprio punto di vista e l’esperienza accumulata competenze utili ai volontari. Inoltre, Progetto Aisha si prefigge l’obiettivo di creare una comunità consapevole pianificando eventi e workshop aperti al pubblico in maniera tale da proporre il tema, far si che la società entri in contatto con esso e possa conoscerlo maggiormente. Tutti questi eventi hanno uno scopo di prevenzione e sensibilizzazione.“

Quali sono i maggiori ostacoli che trovate sul vostro cammino di sostegno?

“Le difficoltà con cui si interfacciano le nostre assistite sono varie. In primo luogo, si riscontrano problematiche relative alla lingua e alla cultura, in particolare l’incapacità di comprendere le varie istituzioni con i loro procedimenti burocratici e di comunicare con esse. Partendo da questo presupposto, si pensi quanto possa essere complicato esprimere ad altre persone i propri disagi relativi ad una violenza subita e soprattutto parlarne con gli organi istituzionali di riferimento (tra cui autorità giudiziarie, forze dell’ordine e servizi sociali…). Inoltre, il timore di non essere comprese appieno per la loro appartenenza culturale e la paura della svalorizzazione della propria sfera spirituale, rendono il processo di denuncia e di richiesta d’aiuto ancora più critico, dal momento che le donne sono pervase da un sentimento di diffidenza, senso di colpa e disorientamento. In secondo luogo, alcune culture e tradizioni giustificano le violenze di genere basandosi su interpretazioni fuorvianti e obsolete che si scontrano con i principi connessi alla tutela e garanzia dei diritti fondamentali del genere umano. Inoltre, un grave problema sempre più diffuso è l’isolamento sociale delle donne come conseguenza dell’atto violento subito; ciò deriva anche dalle azioni del partner volte a limitare qualsiasi relazione tra la vittima e il mondo esterno, in modo tale che essa si ritrovi senza una rete sociale di supporto a cui rivolgersi. Quindi, il sentimento prevalente in queste situazioni è la paura: paura di essere stigmatizzate e non riconosciute più come donne degne; di essere declassate come madri e di distruggere l’immagine del nucleo familiare; di perdere i benefici economici e ritrovarsi sole, senza nessun punto di riferimento. Questo sentimento fa in modo che le donne siano restie a denunciare, aumentando il carico di ansia che provano e lasciandole abbandonate in una situazione di incertezza totale. Tutte queste criticità fanno sì che Progetto Aisha resti aperto all’assistenza di tutte le donne all’interno del territorio milanese, ma che la sua azione si dimostri particolarmente efficace ed efficiente per i membri della comunità islamica. Ostacoli per il Progetto: siamo tutti volontari e spesso è un immenso lavoro riuscire ad organizzarsi tra lavoro , famiglia e volontariato. Ormai il progetto si configura come progetto pioniere in Italia ed in Europa: la sua particolarità è la valorizzazione della figura femminile all’interno della società musulmana e non, sottolineando l’importanza dell’indipendenza sociale ed economica delle donne ma anche il loro libero arbitrio. Ed è per questo che sarebbe importante avere delle figure fisse che possano essere pagate.”

Praticamente, in cosa si traduce il vostro lavoro al fianco della donne e del loro mondo?

In pratica possiamo dividere le nostre attività tra:

1. l’assistenza alle donne vittime di violenza, (legale, spirituale, psicologica, laboratori in sede. ricerca del lavoro)
2. la prevenzione del fenomeno;
3. la sensibilizzazione della popolazione sul tema;
4. la formazione di una società consapevole.

La problematica della violenza di genere è determinata da molteplici fattori e il suo incremento è più visibile all’interno dell’istituzione famiglia, caratterizzata da differenti ruoli di potere e diverse posizioni socio-economiche. Per questo, si è compreso come nell’affrontare il fenomeno e tentare di risolverlo sia necessario includere all’interno dell’analisi vari aspetti delle persone coinvolte, tra cui la loro cultura, l’educazione, l’etnia, la religione, il genere, la sessualità, l’area geografica e la migrazione. Abbiamo anche Spazio Giovani dai 16 ai 30. E’ uno spazio di ascolto per i più giovani, privo di giudizio. Spesso i giovani possono riscontrare fatiche dettate da scontri culturali, tradizionali, sociali e religiosi. Perché il gap tra questi ragazzi e i genitori non è solo generazionale, ma anche linguistico, culturale e sociale.

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Mariana Winch Marenghi
ID: 384387
Licenza di distribuzione:
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Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.