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Come sono visti Ade e Persefone nell’arte moderna e contemporanea

Una piccola carrellata su 27 capolavori raffiguranti Ade e Persefone: partendo da Pinturicchio con la volta della Libreria Piccolomini nel Duomo di Siena fino ad arrivare a Jeff Koons.
Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina, 1621-1622, marmo bianco, 255 cm, Galleria Borghese, Roma

Come sono visti Ade e Persefone nell’arte moderna e contemporanea

Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina, 1621-1622, marmo bianco, 255 cm, Galleria Borghese, Roma
Una piccola carrellata su 27 capolavori raffiguranti Ade e Persefone: partendo da Pinturicchio con la volta della Libreria Piccolomini nel Duomo di Siena fino ad arrivare a Jeff Koons.

Nell’epoca moderna, a cominciare dal primo Quattrocento, il mito di Ade e Persefone nell’arte abbandona la religiosità legata ai miti eleusini, per ritrovare nelle vicende degli dei degli Inferi diverse letture anacronistiche, reinvenzioni dei temi antichi. Nella volta [1] della Libreria Piccolomini, affrescata da Pinturicchio nel Duomo di Siena (1502-1508), vediamo un Ade senza barba e riccioli, stempiato, come vecchio, nudo, non vigoroso e terribile, che regge una Persefone dalle forme accentuate e vestita di abiti che non sono tipici della cultura antica. Qualcosa di nuovo, dunque, ma al contempo estremamente affascinante. Ade mantiene per le braccia il corpo di Persefone che si spinge con la testa all’indietro come per gridare la sventura di ciò che comunque le sta per accadere, il carro blu con riflessi dorati non è più trainato da mitici cavalli alati ma da serpi. Forse la forza del mito antico è del tutto assente, giacché il carro non sembra condurre a una dimensione diversa, ma lo sfondo è come fermo nelle chiome degli alberi, non sembra esserci un Inferno. La scena venne ripresa da un disegno di Amico Aspertini di un sarcofago romano nella cui versione integra, si trovava Demetra e successivamente Aspertini aggiunse nel punto in cui era rotto, una figura maschile sul carro trainato dai serpenti. Forse il Pinturicchio trasse ispirazione dal disegno interpretando quella figura come Saturno.

Ratto di Proserpina, volta Libreria Piccolomini, 1502-1508, affrescata da Pinturicchio, Siena, Duomo

La festa degli dei [2] è una tela conservata a Washington, alla National Gallery of art. Sappiamo che nella tela compaiono gli dei, e fu dipinta da Bellini e ritoccata da Dosso Dossi e Tiziano. Ad oggi pare che i soggetti così come il tema della festa siano dibattuti dai critici, si distingue Bacco come da Macrobio, dipinto come un bambino. Sileno sulla sinistra si appoggia al suo asino, in primo piano probabilmente Mercurio con il caduceo. Di fianco a lui Proserpina in una veste color pesca, mentre sta mangiando un frutto, una mela, insieme a Plutone che le tocca la gamba. Al centro Giove con la sua aquila, di fianco a Plutone probabilmente Demetra con una corona di grano e accanto a lei Apollo, con la corona d’alloro e la lira.

Bellini, Dosso Dossi, Tiziano, La festa degli dei, 1514, olio su tela, 170 x 188, National Gallery of art, New York
Bellini, Dosso Dossi, Tiziano, La festa degli dei, 1514, olio su tela, 170 x 188, National Gallery of art, New York

Accennando alla xilografia di Giuseppe Scolari [3] datata 1590–1607 conservata al The Metropolitan Museum of Art la terra si squarcia e un forzuto Ade trattiene di spalle Persefone nel ratto. Come per gli antichi, dalla terra escono fuori le tumultuose acque e i fuochi dell’Ade mentre il carro viene trainato probabilmente da Ermes.

Giuseppe Scolari, Ratto di Persefone con Plutone a Cavallo, 1590-1607, xilografia, The Metropolitan Museum of Art
Giuseppe Scolari, Ratto di Persefone con Plutone a Cavallo, 1590-1607, xilografia, The Metropolitan Museum of Art

Il ratto di Proserpina [4] è un dipinto su intonaco del 1624-1625 di Giovanni Lanfranco e Domenico Corvi si trova in Villa Borghese a Roma. Sulla scena Plutone che rapisce Persefone, nuda, e i cavalli sulla sinistra di spalle. Il dipinto è sinuoso, sensuale e si riconoscono bene i tratti degli dei: il profilo greco di Persefone le dona un primo sguardo di vera modernità.

Il ratto di Proserpina (dipinto) di Lanfranco Giovanni, Corvi Domenico (sec. XVII, sec. XVIII)
Il ratto di Proserpina (dipinto) di Lanfranco Giovanni, Corvi Domenico (sec. XVII, sec. XVIII)

Il concilio degli dei [5] è un celebre affresco di Giovanni Lanfranco del 1624-1625 che si trova in Villa Borghese a Roma. Distinguiamo nelle nubi: Giove, tra Giunone e Venere. Proseguendo verso destra troviamo Marte con il suo elmo, Apollo con la testa incorniciata di luce, Mercurio che vola, Bacco con in mano dell’uva, un fauno seduto in basso all’estremità destra che guarda al pubblico. Al centro sotto Giove ci sono Plutone e Proserpina con Cerbero, a sinistra Nettuno e Cenere, il Tempo con la falce, Pan con le fattezze di Satiro, e Minerva con il ramo d’ulivo.

Giovanni Lanfranco, Il concilio degli dei, dipinto su affresco, 1624-1625, Villa Borghese, Roma
Giovanni Lanfranco, Il concilio degli dei, dipinto su affresco, 1624-1625, Villa Borghese, Roma

Il ratto di Proserpina di Vincenzo de’ Rossi, si trova a Londra, al Victoria and Albert Museum. Plutone torna ad avere la barba con una compostezza virile e muscolosa, mentre Proserpina è girata verso dietro, con un’espressione angosciata. Entrambi sono nudi, coperti solo da un drappo che li cinge. Proserpina ha una pettinatura raffinata con un diadema e una luna crescente. [6]

Vincenzo de’ Rossi, Ratto di Proserpina, 1565 circa; bronzo, 230 x 142 cm; Victoria and Albert Museum, Londra
Vincenzo de’ Rossi, Ratto di Proserpina, 1565 circa; bronzo, 230 x 142 cm; Victoria and Albert Museum, Londra

Per quanto si possa dire ci sono delle opere che hanno fatto e fanno la storia delle nostre menti, così Bernini con il Ratto di Proserpina. [7] Una scultura mirabile che narra un mondo di sentimenti che ci raccontano: è possibile abbandonarsi all’amore? Dal ratto spietato e dagli occhi scolpiti della giovane regina sembrerebbe proprio di no. Eppure oggi studiosi di tutto il mondo si dibattono in ispirate critiche avanzate dal movimento manierista che lega le divinità. Il modo sensualissimo in cui Bernini fa toccare la coscia di Proserpina mette in contrasto la passione del re e la disperata voglia di sopravvivere della regina. La drammaticità emanata dalle carni che si distorcono è piena della poeticità messa in moto dall’ossessione di Plutone, che non può e non deve essere rifiutato.

Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina, 1621-1622, marmo bianco, 255 cm, Galleria Borghese, Roma
Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina, 1621-1622, marmo bianco, 255 cm, Galleria Borghese, Roma

Ancora più interessante la scultura di Bernini se la si paragona agli altri capolavori se pure non così brulicanti di motivi ispirativi. Un esempio è il Ratto di Proserpina di Pietro Simoni da Barga, che potrebbe vagamente somigliare al Ratto di Proserpina di Vincenzo de’ Rossi nonostante sia diverso, qui c’è Cerbero come in Bernini e la figura di Proserpina è più piccola di quella di de’ Rossi. Una meravigliosa carrellata tra queste tre sculture del ratto che contro ogni polemica dimostrano la fondamentale importanza della ripresa del mito in epoca moderna. [8]

Pietro Simoni da Barga, Ratto di Proserpina,1587 circa; bronzo, 59 cm, Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Pietro Simoni da Barga, Ratto di Proserpina,1587 circa; bronzo, 59 cm, Firenze, Museo Nazionale del Bargello

Al museo Prado di Madrid troviamo una opera di una confortante bellezza, si tratta del Ratto di Proserpina di Rubens del 1636-1638, sulla scena spostata verso destra si vede Ade raccogliere in un drappo rosso il corpo nudo di Persefone che intanto guarda in alto, in effetti il dio degli Inferi è intento a portarla sul carro, senza stanchezza ma con gli occhi spalancati. Le figure sulla scena sono diverse: alla sinistra due ninfe, il messaggero con l’elmo, e dei putti sulla destra vicino i cavalli neri che non si distinguono nei dettagli se non dalle zampe posteriori, in più Minerva, Venere e Diana che li rincorrono. Scene che ci lasciano gustare la straordinaria invettiva di Rubens nel rileggere il mito, lo sguardo di Ade appare terrorizzato anziché violento e colpevole. [9]

P.P Rubens, Il ratto di Proserpina, Museo del Prado, Madrid
P.P Rubens, Il ratto di Proserpina, Museo del Prado, Madrid

Il soggetto in Rembrandt del suo ratto è meno sontuoso di quello di Rubens, sulla sinistra possiamo vedere Persefone rapita che è vestita da regina mentre cerca di scacciare il dio e si ribella, ma ormai il carro prende il volo sopra le acque. In tanti casi come questo, Rembrandt non tralascia di regalarci la sua eleganza e la preziosità lirica del suo raccontare. Come secondo gli antichi anche qui ci sono Diana con la faretra e Minerva con l’elmo che cercano di intervenire. Il componimento è focalizzato sul ratto che si svolge in un bosco, le luci cadono sopra Ade regale ma respinto. Le acque movimentano la scena tumultuosa dell’affondamento negli Inferi. [10]

Rembrandt, Il ratto di Proserpina, Gemaeldegalerie, Staatliche Museen, Berlino
Rembrandt, Il ratto di Proserpina, Gemaeldegalerie, Staatliche Museen, Berlino

A palazzo Balbi Senarega (Genova) si nasconde una opera di straordinario interesse culturale e artistico, mi riferisco agli affreschi di Valerio Castello. [11] La volta è decorata con uno stupendo ratto di Proserpina, anche qui i segni strettamente legati al mito antico: Plutone col carro, Proserpina coi fiori e i putti con archi e frecce. Particolarmente suggestiva la scelta di decorare il ratto di Proserpina, segno di prosperità per la famiglia Balbi.

Valerio Castello, Galleria del Ratto di Persefone, 1655-1659; affreschi, Genova, Palazzo Balbi-Senarega, 1655
Valerio Castello, Galleria del Ratto di Persefone, 1655-1659; affreschi, Genova, Palazzo Balbi-Senarega, 1655

Questo percorso non poteva non passare per Versailles [12] per ammirare il ratto di Francois Girardon: qui appare anche Ciane, Cerere, altre amiche di Proserpina e i putti. Il marmo è posto su un basamento circolare dipinto a bassorilievo dove Ciane cerca di afferrare il mantello di Ade senza successo, e qui troviamo per la prima volta il carro di Cerere trainato da due draghi.

Francois Girardon, Il ratto di Persefone, 1677, Giardino del castello, Versailles
Francois Girardon, Il ratto di Persefone, 1677, Giardino del castello, Versailles

Come è stato evidenziato negli altri ratti, si seguono le scene letterarie con le compagne di Proserpina, i putti, le arpie, nonostante questo nel ratto di Luca Giordano c’è nascosto un idillio come un resoconto strappato al contesto letterario per una lettura fiabesca. [13]

Luca Giordano, Ratto di Proserpina, 1682-1685, Palazzo Medici Riccardi, Firenze
Luca Giordano, Ratto di Proserpina, 1682-1685, Palazzo Medici Riccardi, Firenze

Tiepolo è uno dei miei artisti preferiti. Il suo ratto a Palazzo Labia è da mozzare il fiato. Proserpina è solo una giovinetta dalle carni rosee, mentre Plutone che la stringe ha il volto simile a un mostro. Le due figure sono strette sul timone che solca le acque e la rapita guarda lo spettatore con lo sguardo franco e giovane di chi non può più scappare e resta nel suo destino.[14]

Tiepolo, Il tempo rapisce la bellezza ossia Pluto che rapisce Persefone, Palazzo Labia, 1746
Tiepolo, Il tempo rapisce la bellezza ossia Pluto che rapisce Persefone, Palazzo Labia, 1746

Naturalmente poteva capitare che Ade e Persefone finissero ai banchetti degli altri, come in questa acquaforte di Fragonard chiamata “Il banchetto di Antonio e Cleopatra”. [15] Il fatto che Fragonard riprenda l’Ade e Persefone di Tiepolo a Palazzo Labia ce ne fa comprendere l’importanza. Se in Tiepolo gli dei solcavano le acque infernali, qui sono presi dalle nuvole.

Jean Honoré Fragonard, Il banchetto di Antonio e Cleopatra, 1764, acquaforte, The Metropolitan Museum of art
Jean Honoré Fragonard, Il banchetto di Antonio e Cleopatra, 1764, acquaforte, The Metropolitan Museum of art

Nel volume “Ade e Persefone” (Pelago, 2021) viene riportata questa illustrazione del ratto di Persefone: Jean-Claude Richard de Saint-Non [16] scrisse una enciclopedia intorno i suoi viaggi nel Sud Italia del 1781 e 1786, riportò anche questa meravigliosa rilettura del mito. Ade sta su un trono che emerge da acque agitatissime trattenendo Persefone che guardando all’indietro cerca l’abbandono al cielo, probabilmente supplicando il padre Zeus. Sopra di loro dei putti volanti. Come spesso accade in epoca moderna Ade ha un aspetto muscoloso e umano, ma in questo ritratto sembra meno impulsivo, anzi la sua posa, i capelli lisci (stranamente) e la barca curata, accentuano lo sguardo riflessivo e profondo.

Jean-Claude Richard de Saint-Non, Voyage pittoresque ou description des royaumes de Naples et de Sicilie, rapimento di Persefone, 1781
Jean-Claude Richard de Saint-Non, Voyage pittoresque ou description des royaumes de Naples et de Sicilie, rapimento di Persefone, 1781

Non c’è da stupirsi che 1800 ci sono celebri versioni del preraffaellita Gabriel Rossetti che dipinge una serie di otto quadri di Persefone con una melagrana in mano: i ritratti sono ispirati sua musa Jane Burden, moglie di William Morris e sua amante. La versione più importante è datata 1874 ed è conservata alla Tate Britain di Londra. Basta pensare che Rossetti spesso nei suoi scritti fa riferimento alla sua Persefone come regina dell’Ade, non ignorandone il contesto letterario ma trasfigurando il suo dramma privato nell’ormai famosa versione conosciuta in tutto il mondo. [17] D’altronde è impossibile non notare la commozione intima di uno sguardo perso nel vuoto, come trafitto, e profondissimo. Le dita lunghe della mano destra che avvolgono il polso sinistro, la melagrana al dentro dello sterno del soggetto e del dipinto, niente rossori, nessuna infuocatura, Persefone dà il volto del dramma in un capolavoro senza violenza ma femminile profondità, come in una confessione.

D.G. Rossetti, Proserpina, olio su tela, 125,1 x 61 cm, Tate Britain, Londra
D.G. Rossetti, Proserpina, olio su tela, 125,1 x 61 cm, Tate Britain, Londra

Per quanto tutti abbiano raffigurato Ade come violento, drammatico, profondo, c’è anche una versione bruta, come primitiva del suo volto e la possiamo riscontrare in Andrea Appiani alla Galleria d’arte moderna di Milano. [18] Secondo il mito classico, solcando le nubi del cielo il carro sopra un orizzonte di acque (questa volta calme e del tutto naturali) si avvia agli Inferi portando Ade avvolto in un mantello rosso e Persefone rapita. In ogni caso anche qui Persefone si guarda indietro come per implorare aiuto, i quattro cavalli sono forti e affascinanti, ravvicinati da putti.

Andrea Appiani, Plutone e Proserpina, 1801, rame/ pittura a olio, 23 x 38 cm, Milano, Galleria d’Arte Moderna
Andrea Appiani, Plutone e Proserpina, 1801, rame/ pittura a olio, 23 x 38 cm, Milano, Galleria d’Arte Moderna

Sembra per altro che Ade e Persefone siano finiti in un quadretto di una acquaforte dei primi anni dell’Ottocento, si tratta di una opera di James Gillray. [19] In questa caricatura quattro signore ben vestite leggono, una di loro a destra del tavolo, legge ad alta voce con il libro aperto. Le tre signore sono in attesa della lettura di un passaggio pieno di suspense, la signora più corpulenta sembra a dire il vero presa da terrore, e somiglia alla testa di Gorgone sul caminetto. A decorare il camino c’è una scena del ratto di Persefone, e anche sulla parete una scena del rapimento. C’è poi tutto il salotto con gli abbellimenti caricaturali a sottolineare come una minaccia libidica, e un mistero soprannaturale. Dal titolo capiamo che la donna con il libro aperto sta leggendo “Tales of wonder” di Matthew Lewis.

James Gillray, Tales od wonder, 1802, acquaforte e acquatinta colorate a mano su carta, The Metropolitan Museum of Art
James Gillray, Tales od wonder, 1802, acquaforte e acquatinta colorate a mano su carta, The Metropolitan Museum of Art

Pur senza esagerare devo dire che il dipinto di Lord Leighton è uno dei più commuoventi ed originali sul ritorno di Persefone. [20] Come sempre ci soffermiamo sul ratto ma il ritorno sin dall’antichità è stato considerato un momento religioso e mistico. A destra il pallido corpo di Persefone emerge dagli Inferi, testa all’indietro è sorretta da Ermes, messaggero degli dei che indossa un mantello blu e un cappello dalle ali rosse. A sinistra Demetra che aspetta la figlia a braccia aperte. Il ritorno di Persefone è un ritorno alla bella stagione, evocata dal cielo azzurro e dal rametto di mandorlo ai piedi di Demetra. 

Lord Leighton, Il ritorno di Persefone, 1890, Leeds Art Gallery
Lord Leighton, Il ritorno di Persefone, 1890, Leeds Art Gallery

In realtà, al di là del soggetto ripreso dal mito classico, la versione di Persefone di Thomas Hart Benton si impone già come contemporanea. [21] Non ci sono putti, draghi, cavalli, non vediamo più altre divinità sulla scena e per giunta scompare Ade. C’è una giovane donna nuda sdraiata su una collina vicina a un ruscello, ha le mani tese dietro la testa. Un vecchio contadino a destra la sbircia da dietro la collinetta. Sotto il corpo nudo della donna, un manto rosso e di fianco un cesto con fiori e delle scarpe nere. Nell’angolo in alto due muli attaccati al carro, sulla sinistra dietro l’albero, della paglia raccolta.

Thomas Hart Benton, Il ratto di Persefone, 1938-1939, The Nelson-Atkins Museum of Art © Thomas Hart Benton and Rita P. Benton Testamentary Trusts / Licensed by VAGA at Artists Rights Society (ARS), New York
Thomas Hart Benton, Il ratto di Persefone, 1938-1939, The Nelson-Atkins Museum of Art © Thomas Hart Benton and Rita P. Benton Testamentary Trusts / Licensed by VAGA at Artists Rights Society (ARS), New York

A quanto pare John William Waterhouse agli inizi del Novecento non si è interessato solo di Persefone ma di una allegoria profonda e fertile che da essa ne deriva, segno della qualità della donna dei primi anni del Novecento, non più obbligata ai capricci borghesi o alle ostentazioni popolari, non più pallida o regale ma libera e instancabile, simbolo della normale successione degli eventi e iniezione di gioia delle varie rinascite artistiche. [22] Tra le mirabili opere del pittore inglese mi riferisco proprio alla Persefone di “Canto di primavera”. Persefone sta al centro della scena non più con chitone e himation ma con delle vesti fresche e candide, attenta a guardare quattro bambini che intorno e dietro di lei giocano con l’erba a raccogliere fiori in cestini, uno tra questi alla sua destra suona un piccolo flauto. Sullo sfondo una costa rocciosa sprofonda nel mare, paesaggio tipico delle coste scozzesi. Il profilo di Persefone, con capelli corti rossi raccolti dietro la nuca morbidamente, è greco e vivace, i seni scoperti sono segno della rivoluzione artistica di cui Waterhouse si fa portavoce, la donna conscia della perfezione raffaellesca abbandona ogni gioco per entrare d’accordo al suo destino e a quello del Novecento.

Waterhouse, Canto di primavera, olio su tela, 70.07 x 82.55 cm, 1913
Waterhouse, Canto di primavera, olio su tela, 70.07 x 82.55 cm, 1913

Un giudizio sicuramente sorprendente intorno al rilievo di James Edward Physick, ma fedele alla mitologia classica. Di fronte allo spettatore Ade muscoloso con riccioli e barba tiene Persefone che guarda al cielo, intorno due fanciulle probabilmente compagne di Persefone, e nel cielo sulla sinistra Cupido con una torcia. Quello che è interessante è che l’energia sprigionata dalle figure del ratto di Physick ricorda sorprendentemente quella del ratto delle sabine di Giambologna. [23]

James Edward Physick, Plutone e Proserpina, 1851, 124 x 107 cm, rilievo, V&A South Kensigton
James Edward Physick, Plutone e Proserpina, 1851, 124 x 107 cm, rilievo, V&A South Kensigton

Quello di Bob Thompson è uno stile unico: cultura afroamericana, riletture del mito classico, e influenza jazz. L’allegoria risale al periodo di Thompson a Louisville, nell’autunno del 1958: violenza e allegria sono fuse sulla scena. [24] Una figura maschile è identificata dal cappello, vicina a una figura animale in arancio con degli zoccoli grigi. L’altra figura maschile solleva una figura femminile nuda, alcuni studiosi hanno identificato queste immagini come riletture di Thompson del ratto di Persefone.

Bob Thompson, Allegory, 1960, olio su tela, 152.4 x 180.3 cm, The Metropolitan Museum of art, © Estate of Bob Thompson

Un tema così presente nella storia dell’arte non poteva essere tralasciato da Mary Frank. [25] Ho scelto di condividere dalla serie delle sue Persefone una terracotta dal The Metropolitan Museum of Art. Nello stile di Frank, Persefone è piegata con le spalle a terra e le gambe aperte, e lo è pure in questo caso come per i disegni, in più Persefone è frammentata, non sconfitta ma destrutturata. Il mito non esiste quasi: Persefone è un oggetto d’arte del passato che pure ancora in epoca contemporanea, a dire il vero, rende affascinanti riflessioni e scoperte da dettagliare attraverso l’espressione scultorea.

Mary Frank, Persephone, 1985, terracotta, 68.6 x 185.4 x 101.6 cm, The Metropolitan Museum of art

Per i contemporanei, ci pare di capire che Persefone ha perso la sua aurea mitologica, il marito non appare più con lei, e anzi stringendo il suo destino, la rapita stringe la natura, così come tra le mani ha delle carote. [26] Nella reinterpretazione di Serafini, la dea è stesa per terra, con i palmi rivolti verso l’alto che reggono delle carote, ma anche le sue gambe sono trasformate in una carota dalle dimensioni imponenti. È del 2005 “Persefone C”, la donna carota: è stata esposta ad ArteFiera a Bologna, poi dopo due anni al PAC di Milano e infine all’Expo al padiglione Eataly ed è qui che la malcapitata racconta non più la sfortuna del rapimento ma il dissacrante abbandono alla funzione produttiva della natura.

Serafini, Persephone C, 2005
Serafini, Persephone C, 2005

Al termine di questo percorso voglio dedicare la mia attenzione a una scultura di Koons che troviamo sull’arengario di Palazzo Vecchio a Firenze. [27] In accaio inox, alta più di 3 metri, Koons definisce un abbraccio di Ade e Persefone alla storia, un omaggio da parte dei contemporanei a due divinità che nei secoli in più di un caso, hanno caratterizzato il sentire dell’umanità.

Jeff Koons, Pluto and Proserpina, acciaio inossidabile lucidato a specchio con rivestimento colorato trasparente, piante fiorite vive, 327.7 x 167 x 143.8 cm, 2010-2013, Palazzo vecchio, Firenze
Jeff Koons, Pluto and Proserpina, acciaio inossidabile lucidato a specchio con rivestimento colorato trasparente, piante fiorite vive, 327.7 x 167 x 143.8 cm, 2010-2013, Palazzo vecchio, Firenze
Leggi le note

[1] Ratto di Proserpina, volta Libreria Piccolomini, 1502-1508, affrescata da Pinturicchio, Siena, Duomo. 

http://www.iconos.it/le-metamorfosi-di-ovidio/libro-v/ratto-di-proserpina/immagini/23-ratto-di-proserpina/

 

[2] Bellini, Dosso Dossi, Tiziano, La festa degli dei, 1514, olio su tela, 170 x 188, National Gallery of art, New York 

https://www.khanacademy.org/humanities/renaissance-reformation/early-renaissance1/venice-early-ren/a/bellini-titian-feast-of-the-gods

 

[3] Giuseppe Scolari, Ratto di Persefone con Plutone a Cavallo, 1590-1607, xilografia, The Metropolitan Museum of Art

https://www.metmuseum.org/art/collection/search/361899

 

[4] Il ratto di Proserpina (dipinto) di Lanfranco Giovanni, Corvi Domenico (sec. XVII, sec. XVIII)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1201033551-17

 

[5] Giovanni Lanfranco, Il concilio degli dei, 1624-1625, dipinto su affresco, Villa Borghese, Roma.

https://baroqueart.museumwnf.org/database_item.php?id=object;BAR;it;Mus11;20;it

 

[6] Vincenzo de’ Rossi, Ratto di Proserpina, 1565 circa; bronzo, 230 x 142 cm; Londra, Victoria and Albert Museum

http://www.iconos.it/le-metamorfosi-di-ovidio/libro-v/ratto-di-proserpina/immagini/43-ratto-di-proserpina/

 

[7] Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina, 1621-1622, marmo bianco, 255 cm, Galleria Borghese, Roma

https://www.collezionegalleriaborghese.it/opere/ratto-di-proserpina

 

[8] Pietro Simoni da Barga, Ratto di Proserpina,1587 circa; bronzo, 59 cm, Firenze, Museo Nazionale del Bargello

 

[9] P.P Rubens, Il ratto di Proserpina, Museo del Prado, Madrid

 

[10] Rembrandt, Il ratto di Proserpina, Gemaeldegalerie, Staatliche Museen, Berlino

 

[11] Valerio Castello, Galleria del Ratto di Persefone, 1655-1659; affreschi, Genova, Palazzo Balbi-Senarega, 1655

https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Balbi-Senarega#/media/File:Palazzo_Balbi_Senarega_(Genova)_31.jpg

 

[12] Francois Girardon, Il ratto di Persefone, 1677, Giardino del castello, Versailles

https://www.metmuseum.org/art/collection/search/198380

 

[13] Luca Giordano, Ratto di Proserpina, 1682-1685, Palazzo Medici Riccardi, Firenze

 

[14] Tiepolo, Il tempo pisce la bellezza ossia Pluto che rapisce Persefone, 1746, Palazzo Labia

https://www.meisterdrucke.it/stampe-d-arte/Giambattista-Tiepolo/1189096/Il-tempo-rapisce-la-bellezza-Pluto-che-rapisce-Persefone,-1746-circa..html

 

[15] Jean Honoré Fragonard, Il banchetto di Antonio e Cleopatra, 1764, acquaforte, The Metropolitan Museum of art 

 

[16] Jean-claude Richard de Saint-Non, Voyage pittoresque ou description des royaumes de Naples et de Sicilie, rapimento di Persefone, 1781

 

[17] D.G. Rossetti, Proserpina, olio su tela, 125,1 x 61 cm, Tate Britain, Londra 

 

[18] Andrea Appiani, Plutone e Proserpina, 1801, rame/ pittura a olio, 23 x 38 cm, Milano, Galleria d’Arte Moderna

https://www.analisidellopera.it/andrea-appiani-plutone-e-proserpina

 

[19] James Gillray, Tales of wonder, 1802, acquaforte e acquatinta colorate a mano su carta, The Metropolitan Museum of Art

https://www.artic.edu/artworks/61485/tales-of-wonder

 

[20] Lord Leighton, Il ritorno di Persefone, 1890, Leeds Art Gallery https://www.metmuseum.org/art/collection/search/847023

 

[21] Thomas Hart Benton, Il ratto di Persefone, 1938-1939, The Nelson-Atkins Museum of Art  

© Thomas Hart Benton and Rita P. Benton Testamentary Trusts / Licensed by VAGA at Artists Rights Society (ARS), New York

https://art.nelson-atkins.org/objects/27583/persephone

 

[22] Waterhouse, Canto di primavera, olio su tela, 70.07 x 82.55 cm, 1913 

https://www.wikiart.org/en/john-william-waterhouse/a-song-of-springtime-1913

 

[23] James Edward Physick, Plutone e Proserpina, 1851, 124 x 107 cm, rilievo, V&A South Kensigton

https://collections.vam.ac.uk/item/O109684/pluto-and-proserpine-relief-physick-edward-james/

 

[24] Bob Thompson, Allegory, 1960, olio su tela, 152.4 x 180.3 cm, The Metropolitan Museum of art, © Estate of Bob Thompson

https://www.metmuseum.org/art/collection/search/482282

 

[25] Mary Frank, Persephone, 1985, terracotta, 68.6 x 185.4 x 101.6 cm, The Metropolitan Museum of art https://www.metmuseum.org/art/collection/search/486979

 

[26] Serafini, Persephone C, 2005

https://mcarte.altervista.org/persephone-c-la-donna-carota-luigi-serafini/

 

[27] Jeff  Koons, Pluto and Proserpina, acciaio inossidabile lucidato a specchio con rivestimento colorato trasparente, piante fiorite vive, 327.7 x 167 x 143.8 cm, 2010-2013, Palazzo vecchio, Firenze

https://arte.sky.it/archivio/2015/09/mostra-arte-antica-contemporanea-firenze-scultura-jeff-koons

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Sabatina Napolitano
Sabatina Napolitano

Sabatina Napolitano

Poetessa, scrittrice, articolista, freelance, critica, appassionata d’arte, studiosa dell’opera di Nabokov. Nasce a La Maddalena, il 14 maggio 1989. Vive ad Asciano, nelle Crete Senesi. Ha cominciato a scrivere poesie da bambina, e durante l’adolescenza scriveva su un blog su splinder. La sua prima raccolta poetica è del 2010. Ha pubblicato otto libri di poesia, e un romanzo. Nel 2019 comincia la sua attività critica con le recensioni. Collabora con varie testate, a dicembre 2021 pubblica il suo primo romanzo dal titolo Origami.