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Come erano visti Ade e Persefone nell’arte antica

Come erano visti Ade e Persefone nell’arte antica

Ade e Persefone, ovvero Proserpina e Plutone, ci hanno accompagnato per così dire, nei nostri inconsci, dal tempo di Omero (con l’Inno a Demetra) fino ai nostri giorni, rappresentanti dei misteri Eleusini, erano venerati a partire dal XVI secolo a.C come divinità degli inferi, ma soprattutto Persefone, come divinità delle stagioni, delle messi, dell’agricoltura e del grano. 

Ade e Persefone appaiono nelle figurazioni del ratto, in doni votivi, ex voto, santuari, rilievi e bassorilievi, busti, statue, acroliti, in reperti e resti conservati nei musei di tutto il mondo. I reperti vengono dalla Magna Grecia, dalla Macedonia, da Israele, dal Sud dell’Italia come dalla Calabria, dalla Puglia, dalla Sicilia, o dalla Campania e dal Lazio. Le figurazioni sono diverse, appare Demetra disperata nell’aver perso la figlia, o regina che si riconcilia per l’abbondanza nei miti eleusini. Persefone appare in pose drammatiche e spaventata, talvolta, mentre altre appare gaia e dedita al trono nel rispetto dell’hierogamìa. Quindi la vediamo fanciulla insieme alla madre o regina insieme al marito, oppure troviamo racconti del momento di Persefone che torna alla terra (ἄνοδος) o della discesa agli inferi (καϑοδος).

Gabriele Dadati nel volume curato insieme a Tommaso Braccini “Ade e Persefone” (Pelago, 2021) sottolinea che il culto di Persefone si era radicato non solo in Messenia, in Laconia, in Arcadia e in Tessaglia, ma in genere nelle regioni meridionali dell’Italia e in particolare in Sicilia. Al sito del Metropolitan Museum of art ritroviamo numerosissime terracotte che attestano il culto delle due divinità. In questi frammenti di terracotta del 460 a.C rinvenuti da una ciotola usata per mescolare vino e acqua [1] si distinguono le figure di tre donne con chitone e himation,la donna di destra ha un orecchino e una polos in testa ornata con delle figure in corsa, non sappiamo se si tratti di Ermes che indossa un petaso, o se si tratti del ritorno di Persefone. 

Questa ciotola di terracotta usata per mescolare vino e acqua è datata 440 a.C [2] in una faccia osserviamo l’ascensione di Persefone dagli inferi, e dall’altra una scena di libagione.

Come notiamo in questa raffigurazione Persefone ascende sulla terra attraverso uno sperone roccioso nella terra, ha il profilo delicato e i capelli raccolti, la mano destra alzata e una corona sul capo, segno che è proprio lei la regina degli Inferi. Viene guidata a uscire dagli Inferi da Ermes, il messaggero degli dei, ed Ecate, una divinità della fertilità. All’estrema destra quella che vediamo è Demetra in attesa di accogliere la figlia, e rigenerare la terra dopo il periodo della sua assenza.

Questa terracotta datata 470- 460 a.C [3] invece ha una funzione votiva: si distingue bene Ade che abbraccia Persefone, di profilo, sulla destra. Entrambi hanno il capo ornato come da re e regina.

Persefone continua ad essere raffigurata come giovane, dai tratti orientali, longilinea, bella. Questi due busti in terracotta rappresentano Demetra e la figlia Persefone, entrambe le figure indossano un polos, tipico dello stile siciliano del IV secolo, le figure non avevano braccia, busto o seni definiti ma i capelli erano lavorati in modo accurato. [4]

Lo scarabeo di calcedonio è datato metà del V secolo a.C. e immortala il ratto di Persefone da parte di Ade. [5]

Intorno al 530 a.C gli Acroliti di Morgantina (ad Enna) raffiguravano due dee sedute che rappresentavano Demetra e Kore, segno che il culto demetriaco era ampiamente diffuso in Sicilia fin dal VI secolo a.C. Oggi conservati al Museo Archeologico di Aidone. La testa, le mani e i piedi sono scolpiti (in marmo, avorio o pietra), il resto del corpo è collegato con materiale più povero (come il legno) e poi rivestiti con stoffe e tessuti. [6]

Celebri sono i pìnakes (sottili tavolette di terracotta decorati con bassorilievi) ritrovati nel tempio chiamato Persephoneion, a Locri, sul versante ionico della Calabria ai piedi del colle Mannella. Oggi sono conservati al Museo Nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria e al Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri. [7] Qui il culto si protrasse tra il VII e il III secolo a.C, mentre i pìnakes risalgono alla prima metà del V secolo a.C.

I pìnakes erano un dono per Persefone, d’altronde sono stati trovati a frammenti perché appunto questi quadretti di terracotta di non oltre i 30 cm in lunghezza e altezza per circa 1 cm di spessore, venivano frantumati da una matrice e poi riposti nel tempio: dovevano essere usati come ex voto (sospesi mediante fori visibili sul bordo superiore). Nel primo ci sono Persefone e Ade in trono per le nozze sacre, Persefone con le spighe di grano (attributi di prosperità) e il galletto, mentre Ade ha un ramo fiorito e la patera per le libagioni, li vediamo sulla sinistra seduti. Nel secondo Ade rapisce Persefone trattenendola sul carro coi cavalli alati; nel terzo Persefone che apre la cesta mistica (liknon mystikon), con gli oggetti sacri per l’iniziazione. Come scrive Umberto Eco in “Storia della civiltà europea. La civiltà greca, arti visive” (Encyclomedia, 2014) i pinakes di Locri Epizefiri sono una delle produzioni artistiche numericamente più consistenti nell’arte magnogreca infatti ne sono numerosi, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso si deve una rilettura più accurata dei pìnakes da parte dell’archeologo Mario Torelli.


Il grande rilievo di Eleusi, oggi conservato al Museo Nazionale di Atene è datato intorno al 440 a.C. Chiamato anche “rilievo dell’iniziazione” [8] dalle dimensioni di 1,52 x 2,20 m in marmo pentelico, il rilievo ritrovato a Eleusi, in Attica, è il più grande rilievo votivo che è stato ritrovato. Era dedicato a Demetra e Persefone, quella a sinistra è Demetra in peplo con uno scettro nella mano sinistra che offre spighe di grano a Trittolemo, figlio del re Keleos. A destra è Persefone vestita con un chitone, mantello e con una fiaccola in mano che benedice Trittolemo con la mano destra. Una copia è al Metropolitan Museum of art di New York.

Del 480 a.C la Dea di Taranto [9] probabilmente rappresentava Persefone in trono: oggi è conservata all’Altes Museum di Berlino mentre al Museo Nazionale di Taranto si trova una copia. È anche detta “Persefone Gaia” perché non è affatto spaventata e con l’aria drammatica di sempre, ma invece si trova sul trono da regina, piena del suo potere.

Dall’antichità possiamo ammirare Persefone anche dalla tomba ritrovata a Vergina, una località vicino a Salonicco. L’epoca è il 430 a.C. [10] La scena presenta il ratto di Persefone, la colorazione delle pareti interne è forse da attribuire a  Nikomachos (Nicomaco di Tebe o alla sua bottega), Ade sta sul carro con la dea, con la mano destra stringe lo scettro e le redini del carro. Ade come era comune rappresentarlo, ha riccioli e barba, Persefone appare spaventata, sorpresa e disperata e con i capelli sciolti al vento. Assiste alla scena una ninfa compagna di Persefone, in basso, probabilmente Ciane se ci rifacciamo all’Inno a Demetra di Omero. Nella tomba c’è anche Hermes, con caduceo ed elmo, ad aprire la strada al carro di Ade e Demetra, disperata di aver perduto la figlia, dipinta sulla parete orientale.

Il trono Ludovisi datato prima metà del V secolo, 460-450 circa, è un trittico in marmo dell’isola di Thassos ed è conservato al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps a Roma. Molti pensano che si tratti di Persefone, vestita di chitone che risale dal mondo degli inferi. Ha molte analogie stilistiche con i pinakes locresi. Tuttavia, ad oggi, non conosciamo ancora la vera attribuzione dell’opera. [11]

Al 350 a.C risale un cratere proveniente da Altamura, ma costruito a Taranto, in cui ci sono Persefone e Ade che mangiano al centro e intorno tante figure, più di venti, che popolano gli Inferi, si distingue un musicista con la cetra, Cerbero, il cane a tre teste e donne e uomini in dialogo e pose abituali. Il cratere fu ritrovato ad Altamura, nei pressi di Bari nel 1847, negli ultimi anni il MANN di Napoli ha stretto accordi con il getty Museum per un restauro. [12]

Del IV secolo a.C è anche la stele dedicata a Basileia e Zeuxippo (Persefone e Ade), in questa stele, trovata in una chiesa di Atene e poi nell’Ottocento oggetto di lavori da parte dell’Accademia degli Arcadi Sonziaci, è raffigurato sulla destra un eroe seminudo su un letto (kline) e davanti a lui una donna con in mano due oggetti. Dietro alle figure appesi una tunica, una corazza e una spada. Mentre davanti vi sono un serpente, un cratere a volute e un giovanetto nudo. [13]

Al British Museum di Londra si trova una terracotta che raffigura Demetra e Persefone [14] le due donne sono verosimilmente sedute su un divano, drappeggiato con tessuti. La donna a destra è più anziana, riconducibile a Demetra. Appoggia la mano destra sul divano e la mano sinistra sul seno destro, protesa in avanti. Indossa un chitone. A sinistra la donna più giovane, protesa verso quella più adulta. Il braccio destro sul petto mentre il sinistro piegato sul corpo, la mano sinistra regge un ventaglio, le gambe incrociate e i piedi appoggiati a un poggiapiedi. Anche lei indossa un chitone e un himation, i capelli raccolti sulla schiena, l’anulare della mano sinistra con un anello e i sandali con la suola spessa.

In Israele, ad Ascalona, Ashkelon, si trova un sarcofago con bassorilievo risalente al III secolo a.C. Anche qui è rappresentato il rapimento di Persefone. [15] sulla sinistra si distingue bene Ade con capelli ricci e barba, mentre Persefone sta nelle sue braccia sconfitta.

Leggi le note

[1] Frammenti di terracotta di un cratere a colonna, 460 a.C, Grecia, The Metropolitan Museum of art. Per la scheda della terracotta è possibile consultare il sito https://www.metmuseum.org/art/collection/search/728999 

[2] Campana di terracotta (ciotola per mescolare vino e acqua), attribuito al pittore di Persefone, 440 a.C, The Metropolitan Museum of Art. Consultare per la scheda https://www.metmuseum.org/art/collection/search/252973

[3] Frammento di terracotta di rilievo votivo, Locri, 470-460 a.C, The Metropolitan Museum of art al sito https://www.metmuseum.org/art/collection/search/255937

[4] Busti di terracotta, IV secolo a.C, Sicilia, The Metropolitan Museum of Art. La scheda dei due busti di terracotta https://www.metmuseum.org/art/collection/search/256204

[5] Scarabeo di calcedonio in anello di argento, Grecia, metà V secolo a.C, The Metropolitan Museum of Art. Per consultare la scheda dello scarabeo in calcedonio https://www.metmuseum.org/art/collection/search/243611

[6] Acroliti di Morgantina, 530 a.C, Museo archeologico di Aidone https://www.beniculturali.it/luogo/museo-archeologico-di-aidone

[7] Pinakes di Locri, metà del V secolo a.C, Museo Nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria e al Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri. Immagini: https://it.wikipedia.org/wiki/Pinax

[8] Grande rilievo di Eleusi, 440 a.C, marmo, 1,52 x 2,20 m, Museo Archeologico Nazionale di Atene Dal sito del Museo Nazionale di Atene https://www.namuseum.gr/en/collection/klasiki-periodos-2/ e https://www.namuseum.gr/en/collection/klasiki-periodos-2/

[9] La Dea di Taranto, marmo, 151×70×91 cm, Altes Museum, Berlino La Dea di Taranto: in realtà a Taranto ne è conservata una copia, quella originale si trova a Berlino, Altes Museum 151×70×91 cm https://id.smb.museum/object/698497/thronende-gottheit-sog–g%C3%B6ttin-von-tarent-persephone%2C-hera%2C-aphrodite

[10] Il ratto di Persefone, Tomba di Persefone di Verghina o Vergina, 340 a.C, Vergina, http://www.iconos.it/le-metamorfosi-di-ovidio/libro-v/ratto-di-proserpina/immagini/04-ratto-di-proserpina/

[11] Trono Ludovisi, trittico di marmo, 460-450 a.C, Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps, Roma Non sappiamo ancora se la figura centrale del trono Ludovisi sia Persefone che discende dagli inferi https://web.archive.org/web/20060827083404/http://www.archeorm.arti.beniculturali.it/MNRAltemps/logo/logo.html

[12] Cratere di Altamura, 350 a.C, MANN, Napoli (in restauro al Getty Museum a Malibù) La notizia del restauro è uscita anche sul giornale dell’arte https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/al-getty-per-due-anni/95898.html l’immagine si trova al sito del MANN https://mann-napoli.it/magna-grecia/
[13] Stele dedicata a Basileia e Zeuxippo (Persefone e Ade), terzo quarto del IV secolo a.C., da Atene ante 1803, altezza cm 39 Ora conservata al Museo d’antichità Winckelmann a Trieste https://museoantichitawinckelmann.it/persefone-e-i-misteri-eleusini/
[14] Ade e Persefone Terracotta, 300 a.C, 21 x 27 cm, British Museum di Londra https://www.britishmuseum.org/collection/object/G_1885-0316-1

[15] Il ratto di Persefone, bassorilievo in sarcofago, III sec a.C, Ashkleon, Israele fonte immagine del bassorilievo di Ashkelon ad Israele https://commons.wikimedia.org/wiki/File:PikiWiki_Israel_14175_Roman_sarcophagi_in_Ashkelon.JPG.

Note

[1] Frammenti di terracotta di un cratere a colonna, 460 a.C, Grecia, The Metropolitan Museum of art. Per la scheda della terracotta è possibile consultare il sito https://www.metmuseum.org/art/collection/search/728999 

[2] Campana di terracotta (ciotola per mescolare vino e acqua), attribuito al pittore di Persefone, 440 a.C, The Metropolitan Museum of Art. Consultare per la scheda https://www.metmuseum.org/art/collection/search/252973

[3] Frammento di terracotta di rilievo votivo, Locri, 470-460 a.C, The Metropolitan Museum of art al sito https://www.metmuseum.org/art/collection/search/255937

[4] Busti di terracotta, IV secolo a.C, Sicilia, The Metropolitan Museum of Art. La scheda dei due busti di terracotta https://www.metmuseum.org/art/collection/search/256204

[5] Scarabeo di calcedonio in anello di argento, Grecia, metà V secolo a.C, The Metropolitan Museum of Art. Per consultare la scheda dello scarabeo in calcedonio https://www.metmuseum.org/art/collection/search/243611

[6] Acroliti di Morgantina, 530 a.C, Museo archeologico di Aidone https://www.beniculturali.it/luogo/museo-archeologico-di-aidone

[7] Pinakes di Locri, metà del V secolo a.C, Museo Nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria e al Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri. Immagini: https://it.wikipedia.org/wiki/Pinax

[8] Grande rilievo di Eleusi, 440 a.C, marmo, 1,52 x 2,20 m, Museo Archeologico Nazionale di Atene Dal sito del Museo Nazionale di Atene https://www.namuseum.gr/en/collection/klasiki-periodos-2/ e https://www.namuseum.gr/en/collection/klasiki-periodos-2/

[9] La Dea di Taranto, marmo, 151×70×91 cm, Altes Museum, Berlino La Dea di Taranto: in realtà a Taranto ne è conservata una copia, quella originale si trova a Berlino, Altes Museum 151×70×91 cm https://id.smb.museum/object/698497/thronende-gottheit-sog–g%C3%B6ttin-von-tarent-persephone%2C-hera%2C-aphrodite

[10] Il ratto di Persefone, Tomba di Persefone di Verghina o Vergina, 340 a.C, Vergina, http://www.iconos.it/le-metamorfosi-di-ovidio/libro-v/ratto-di-proserpina/immagini/04-ratto-di-proserpina/

[11] Trono Ludovisi, trittico di marmo, 460-450 a.C, Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps, Roma Non sappiamo ancora se la figura centrale del trono Ludovisi sia Persefone che discende dagli inferi https://web.archive.org/web/20060827083404/http://www.archeorm.arti.beniculturali.it/MNRAltemps/logo/logo.html

[12] Cratere di Altamura, 350 a.C, MANN, Napoli (in restauro al Getty Museum a Malibù) La notizia del restauro è uscita anche sul giornale dell’arte https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/al-getty-per-due-anni/95898.html l’immagine si trova al sito del MANN https://mann-napoli.it/magna-grecia/
[13] Stele dedicata a Basileia e Zeuxippo (Persefone e Ade), terzo quarto del IV secolo a.C., da Atene ante 1803, altezza cm 39 Ora conservata al Museo d’antichità Winckelmann a Trieste https://museoantichitawinckelmann.it/persefone-e-i-misteri-eleusini/
[14] Ade e Persefone Terracotta, 300 a.C, 21 x 27 cm, British Museum di Londra https://www.britishmuseum.org/collection/object/G_1885-0316-1

[15] Il ratto di Persefone, bassorilievo in sarcofago, III sec a.C, Ashkleon, Israele fonte immagine del bassorilievo di Ashkelon ad Israele https://commons.wikimedia.org/wiki/File:PikiWiki_Israel_14175_Roman_sarcophagi_in_Ashkelon.JPG.

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Sabatina Napolitano
Sabatina Napolitano

Sabatina Napolitano

Poetessa, scrittrice, articolista, freelance, critica, appassionata d’arte, studiosa dell’opera di Nabokov. Nasce a La Maddalena, il 14 maggio 1989. Vive ad Asciano, nelle Crete Senesi. Ha cominciato a scrivere poesie da bambina, e durante l’adolescenza scriveva su un blog su splinder. La sua prima raccolta poetica è del 2010. Ha pubblicato otto libri di poesia, e un romanzo. Nel 2019 comincia la sua attività critica con le recensioni. Collabora con varie testate, a dicembre 2021 pubblica il suo primo romanzo dal titolo Origami.