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CINEMA e PUGNI. Gli sport da combattimento nel cinema

Un genere che ha dato vita ad alcuni dei filoni cinematografici più prolifici.
Bruce Lee (a destra) e Van Williams in “Il calabrone verde”, 1966

CINEMA e PUGNI. Gli sport da combattimento nel cinema

Bruce Lee (a destra) e Van Williams in “Il calabrone verde”, 1966
Un genere che ha dato vita ad alcuni dei filoni cinematografici più prolifici.

Il binomio cinema-sport è sempre stato garanzia di successo al botteghino ed ha prodotto alcuni dei film più visti nella storia del cinema. Soprattutto il cinema americano ha prodotto numerosi film sia sugli sport individuali che sugli sport di squadra. Sugli sport di squadra, due esempi per tutti: “Ragazze vincenti” con Madonna e Tom Hanks, film sulle squadre femminili di baseball chiamate a sostituire nel campionato nazionale le squadre maschili i cui giocatori erano stati richiamati al fronte e “Fuga per la vittoria” in cui un formidabile Pelè era non soltanto attore ma soprattutto autore delle “coreografie” delle partite di calcio. Ma i film che hanno dato il via a filoni veri e propri, almeno dagli anni ‘Settanta in poi, sono tuttavia i film sugli sport da combattimento.

Il primo sport che ha dato il via ad un fortunato filone commerciale è stato il kung-fu.
Nel 1973 arriva in Italia “Cinque dita di violenza”, prodotto l’anno precedente ad Hong Kong (quando era ancora indipendente e non faceva parte della Repubblica Popolare Cinese) e interpretato da Lo Lieh, attore indonesiano naturalizzato cinese. Nonostante il successo del film, Lo Lieh interpreterà anche film di altro genere, tra i quali addirittura uno spaghetti-western (“Là dove non batte il sole”). Forse anche per questa ragione, ben presto la sua fama viene eclissata da colui che viene considerato il re indiscusso del genere: Bruce Lee.

L’attore cino-americano era già attivo nel cinema a partire dagli anni ‘Quaranta, spesso in piccoli ruoli nei quali talvolta non era neppure accreditato, ma il successo arriva nel 1972 con il celeberrimo “Dalla Cina con furore” che era stato preceduto l’anno prima da “Il furore della Cina colpisce ancora” che però non aveva riscosso lo stesso successo di pubblico. A questi seguono “L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente” sempre del 1972 e “I tre dell’Operazione Drago” del 1973. Anche questi sono film prodotti ad Hong Kong che però conquistano il pubblico internazionale ed hanno grande successo anche in Italia. A seguito della prematura scomparsa di Bruce Lee (destino toccato in sorte anche a suo figlio Brandon che rimarrà ucciso incidentalmente nel 1993 sul set del film “Il corvo”) vennero realizzati, utilizzando controfigure e spezzoni dei film precedenti, una serie televisiva e altri quattro film, tra i quali il più famoso è “L’ultimo combattimento di Chen”.

Lo sport da combattimento più noto nel Mondo Occidentale è però il pugilato. I film imperniati su questo sport sono molti tra i quali, già nel 1931 “Il campione” diretto da King Vidor, del quale fu realizzato un remake nel 1979 con la regia di Franco Zeffirelli. Da ricordare anche “Il colosso di argilla” interpretato nel 1958 da Humphrey Bogart. Ma il film che ha originato il filone più fortunato del pugilato nel cinema è indubbiamente “Rocky”.

Silvester Stallone non riusciva a sfondare come attore. Veniva accettato ai provini soltanto per parti di contorno, tra le quali vale la pena di ricordare il ragazzo inseguito da Jack Lemmon che lo accusa di avergli rubato il portafogli e al quale finirà per dare il suo ne “Il prigioniero della Seconda Strada” del 1975. In un’intervista televisiva, Stallone ha dichiarato che, dopo l’ennesimo provino andato male, decise di proporsi come sceneggiatore presentando a varie case produttrici la sceneggiatura di Rocky. Questa fu accettata, ma inizialmente i produttori volevano fare interpretare il ruolo del protagonista a James Caan, che era all’epoca più conosciuto dal grosso pubblico, in quanto pensavano che Stallone, essendo ancora sconosciuto, non avrebbe riscosso un adeguato successo di incassi. Alla fine, Stallone la spuntò e il successo del primo film, che fu realizzato con la regia di John G. Avildsen nel 1976, fu planetario. A questo seguirono altri cinque film della serie tra il 1979 e il 2006, tutti realizzati da Stallone in veste di regista oltre che di interprete, ad eccezione di “Rocky IV” che fu diretto nuovamente da Avildsen.

Successivamente, per motivi anagrafici, Rocky passa il testimone al figlio di Apollo Creed, il suo primo avversario, che rimane ucciso sul ring dal perfido Ivan Drago nel quarto film della serie. Col personaggio di Creed sono stati realizzati tre film nel 2015, nel 2018 e l’ultimo quest’anno. Si tratta quindi di un filone che continua da quasi cinquant’anni, forse da considerarsi tra quelli di maggior successo della storia del cinema. Inoltre, va registrato il successo della colonna sonora, composta dal musicista italo-americano Bill Conti. Il “Tema di Rocky”, infatti, oltre ad essere stato utilizzato per tutti i film della serie, viene ancora oggi eseguito molto spesso durante le riunioni di boxe per sottolineare l’ingresso sul ring dei pugili.

Parallelamente al pugilato, negli anni ‘Ottanta fa il suo ingresso nel cinema un altro sport destinato a dare origine ad un ennesimo filone di successo: il karate. Il primo film della serie, realizzato nel 1984 è “Karate Kid – Per vincere domani” interpretato da un giovanissimo Ralph Macchio e dal comico televisivo nippo-americano Pat Morita nel ruolo del maestro Miyagi, che in questo ruolo si rivelò attore drammatico ottenendo la nomination all’Oscar come attore non protagonista. Tra il 1986 e il 1994 furono realizzati altri tre film della serie, tutti interpretati da Morita, mentre Macchio prese parte soltanto ai primi due in quanto il quarto film della serie fu realizzato con una protagonista femminile. Inoltre, i primi tre film sono stati tutti diretti da Avildsen, che si impone quindi come il principale regista di film sugli sport da combattimento.
Come già accaduto per la saga di “Rocky”, anche quella di” Karate Kid” è arrivata ai giorni nostri. Gli attori protagonisti Ralph Macchio e William Zabka (suo storico rivale nel primo film della serie), ormai sessantenni, continuano a combattere con successo nella serie televisiva “Kobra Kai”, in Italia visibile su Netflix, che è arrivata quest’anno alla sua sesta stagione.

Anche se non si possono considerare film sugli sport da combattimento, non possiamo ignorare i fortunatissimi film di Terence Hill e Bud Spencer. I due simpatici attori hanno origini diverse. Hill (Mario Girotti) nato come attore, essendo bilingue perché italo-tedesco, aveva già interpretato dei western in Germania tratti dai romanzi di Karl May ed aveva partecipato a “Il gattopardo” di Luchino Visconti, mentre Spencer (Carlo Pedersoli) era ex olimpionico di nuoto passato poi al cinema come fanno alcuni sportivi una volta terminata la carriera agonistica, e per questa ragione non si è mai considerato propriamente attore nel vero senso del termine. Il loro primo film in coppia è “Dio perdona, io no” del 1967 (ma sembra che avessero entrambi preso parte a “Il Colosso di Rodi” diretto nel 1961 da Sergio Leone pur senza mai apparire insieme). È il momento dello spaghetti-western e questo verrà seguito ancora da altri due western tradizionali: “I quattro dell’Ave Maria” e “La collina degli stivali”, realizzati nel 1967 e nel ’68.

Ma il film che segna la svolta e con il quale inizieranno un vero e proprio genere è “Lo chiamavano Trinità” del 1970. Si tratta ancora una volta di un western, ma comico. Il produttore Italo Zingaretti ebbe notevoli difficoltà a realizzarlo in quanto non era un western del genere che il pubblico era abituato a vedere e c’era il rischio che risultasse un flop. Tra l’altro, la parte di Terence Hill era stata inizialmente offerta a Franco Nero che però rifiutò per impegni precedentemente presi. Con questo film, Hill e Spencer iniziano il genere del filone comico delle scazzottate. Un genere in cui la violenza viene messa in ridicolo e i cattivi hanno sempre la peggio durante l’immancabile scazzottata finale.

A questo film segue, nel 1971, “…continuavano a chiamarlo Trinità” che per oltre quarant’anni ha detenuto il record di film più visto nella storia del cinema italiano fino all’avvento dei film di Checco Zalone che hanno conquistato questo primato, togliendolo al film di Hill e Spencer. Finito il momento del western, i due continuano il filone delle scazzottate comiche in film ambientati ai giorni nostri con “…più forte ragazzi!” del 1972. A questo seguono altri dieci film fino all’ultimo realizzato nel 1994, “Botte di Natale”, di cui Hill è anche regista.

In coppia hanno interpretato in tutto diciotto film che vengono ancora trasmessi dalla televisione in prima serata. Pochi sono gli attori che hanno avuto il successo di Hill e Spencer e ancora meno sono quelli riusciti a mantenerlo per oltre cinquant’anni. Ma anche questo filone è arrivato ai giorni nostri, Infatti, Terence Hill, dopo aver concluso la serie più vista della televisione italiana, “Don Matteo”, protrattasi per vent’anni, ha annunciato che presto tornerà sul set per dirigere ed interpretare un nuovo film sul personaggio di Trinità.

Vediamo quindi che i film sugli sport da combattimento hanno un largo seguito di pubblico e i loro protagonisti risultano vincenti non soltanto nelle competizioni sportive, ma anche al botteghino.

 



Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Raimondo Banchetti
Bruce Lee (a destra) e Van Williams in “Il calabrone verde”, 1966
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Raimondo Banchetti

Laureato in lettere ad indirizzo storico-artistico, appassionato di musica, ha studiato diversi strumenti, sia a fiato che a corda.