Charles-Joseph Natoire: pittore Rococò tra Francia e Italia

La vita e l’arte di un maestro del Rococò francese, dalla formazione a Parigi alla direzione dell’Accademia di Francia a Roma.
Charles-Joseph Natoire: pittore Rococò tra Francia e Italia

Charles-Joseph Natoire: pittore Rococò tra Francia e Italia

Charles-Joseph Natoire: pittore Rococò tra Francia e Italia
La vita e l’arte di un maestro del Rococò francese, dalla formazione a Parigi alla direzione dell’Accademia di Francia a Roma.

Nella città di Nîmes, il 3 marzo 1700, nacque Charles-Joseph Natoire, destinato a diventare uno dei più illustri pittori del Rococò francese. Figlio di Florent Natoire, scultore e architetto, Charles-Joseph crebbe in un ambiente permeato d’arte e creatività. Fin da giovane, mostrò un talento innato per il disegno, che lo portò a trasferirsi a Parigi nel 1717 per affinare le sue abilità sotto la guida di Louis Galloche, pittore del re e professore all’Académie royale de peinture et de sculpture. Successivamente, entrò nell’atelier di François Lemoyne, il cui insegnamento influenzò profondamente il suo stile.

Il 30 agosto 1721, Natoire ottenne il prestigioso Prix de Rome con l’opera “Manoach che offre un sacrificio al Signore per ottenere un figlio (Sansone)”. Questo riconoscimento gli permise di soggiornare a Roma dal 1723 al 1729, dove studiò le opere dei grandi maestri italiani e realizzò copie di capolavori come “Il ratto delle Sabine” di Pietro da Cortona. Questo periodo romano arricchì la sua formazione e consolidò la sua reputazione di artista promettente.

Rientrato a Parigi nel 1729, Natoire fu accolto all’Académie royale de peinture et de sculpture il 30 settembre 1730. La sua fama crebbe rapidamente, portandolo a ricevere importanti commissioni sia da privati che dalla corte reale. Tra il 1731 e il 1740, lavorò a un vasto programma decorativo per il castello di La Chapelle-Godefroy, proprietà di Philibert Orry, controllore generale delle finanze. Questo progetto comprendeva cicli pittorici come la “Storia degli Dei”, la “Storia di Clodoveo” e la “Storia di Telemaco”. Nel 1737, Natoire realizzò il celebre ciclo della “Storia di Psiche” per il Salon de la Princesse nell’Hôtel de Soubise a Parigi, considerato uno dei suoi capolavori.

Il suo stile pittorico incarnava perfettamente l’essenza del Rococò: grazia, leggerezza e una sensualità raffinata. Le sue opere si distinguevano per l’uso di colori pastello, composizioni armoniose e una delicata resa delle figure, spesso immerse in scenari mitologici o pastorali. Tuttavia, questa stessa leggerezza fu talvolta considerata inadatta per temi storici o religiosi, ritenuti troppo solenni per il suo tocco delicato.

Nel 1751, Natoire fu nominato direttore dell’Académie de France à Rome, ruolo che ricoprì fino al 1775. Durante questo periodo, influenzò una nuova generazione di artisti, tra cui François Boucher e Hubert Robert, incoraggiandoli a disegnare dal vero e a trarre ispirazione dalla natura e dall’antichità. Nonostante la distanza dalla corte francese, mantenne una posizione di rilievo nel panorama artistico europeo.

Dopo aver lasciato la direzione dell’Accademia nel 1775, Natoire si ritirò a Castel Gandolfo, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Simbolo di un’epoca in cui l’arte celebrava la bellezza e la gioia di vivere morì il 23 agosto 1777.

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Informazioni sulla pubblicazione

Immagine di Emiliano Cecchi

Emiliano Cecchi

Web designer presso PuntoWeb.Net, opero nel campo dell’editoria online fin dal 1996. Ideatore e curatore di vari prodotti editoriali, sono co-fondatore di LiquidArte.it, dove ricopro il ruolo di content manager. Coltivo un vivo interesse per la storia e per ogni ambito del sapere in grado di arricchire il mio orizzonte culturale.

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