Informazione creata ad arte (e cultura)

Carlo Carrà: tra Futurismo e Metafisica

Il giorno 11 febbraio 1881, a Quargnento, nella provincia di Alessandria, vide la nascita di Carlo Carrà, un pittore che avrebbe lasciato un’impronta indelebile nel Futurismo e nella pittura Metafisica.
Bruno Pollacci
Photo credits: Bruno Pollacci

Carlo Carrà: tra Futurismo e Metafisica

Bruno Pollacci
Photo credits: Bruno Pollacci
Il giorno 11 febbraio 1881, a Quargnento, nella provincia di Alessandria, vide la nascita di Carlo Carrà, un pittore che avrebbe lasciato un’impronta indelebile nel Futurismo e nella pittura Metafisica.

Il giorno 11 febbraio 1881, a Quargnento, nella provincia di Alessandria, vide la nascita di Carlo Carrà, un pittore che avrebbe lasciato un’impronta indelebile nel Futurismo e nella pittura Metafisica. Da giovane, Carrà iniziò la sua carriera come decoratore murale, per poi approfondire i suoi studi artistici tra il 1904 e il 1905 presso la Scuola Superiore d’Arte Applicata all’Industria del Castello Sforzesco a Milano. La sua formazione accademica proseguì nel 1906 presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove ebbe l’opportunità di incontrare figure chiave dell’arte italiana, tra cui Umberto Boccioni.

Nel 1909, Carrà si unì al movimento futurista, collaborando con esponenti di spicco quali Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Gino Severini e Giacomo Balla. Tuttavia, con lo scoppio della prima guerra mondiale, Carrà iniziò a riconsiderare le tematiche futuriste incentrate sulla velocità e il dinamismo, avvertendo il bisogno di ristabilire un legame più autentico con la realtà.

La sua esperienza bellica fu così travagliante da portarlo al ricovero in un ospedale psichiatrico a Ferrara. Proprio in questa città, nel 1917, Carrà incontrò Giorgio De Chirico e Filippo De Pisis, con i quali delineò i principi fondamentali della pittura Metafisica, un movimento che esplorava temi di mistero e enigma attraverso la rappresentazione di spazi urbani desolati e oggetti quotidiani in contesti insoliti.

Il suo distacco dalla Metafisica avvenne nel 1922, un momento di svolta in cui Carrà decise di perseguire una via artistica più personale e distinta. Lo stesso anno segnò la sua partecipazione alla Biennale di Venezia, dove avrebbe ricevuto ulteriori riconoscimenti nel 1928 con una sala personale dedicata alle sue opere.

Gli anni ’30 e ’40 furono caratterizzati da un’intensa attività espositiva per Carrà, che in questo periodo insegnò anche pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Dopo la seconda guerra mondiale, il suo interesse si spostò verso la critica d’arte, l’illustrazione e la grafica.

Carlo Carrà ci lasciò nel 1966 a Milano, stroncato da una malattia improvvisa. La sua eredità artistica è oggi preziosamente custodita nell’Archivio del ‘900 presso il MART di Rovereto, dove gli studiosi possono ancora oggi approfondire lo studio del suo contributo inestimabile all’arte italiana.

Questa mia opera a carboncino acquerellato è in suo omaggio e memoria.

Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Bruno Pollacci
Photo credits: Bruno Pollacci
ID: 391741
Licenza di distribuzione:
Emiliano Cecchi

Emiliano Cecchi

Web Designer per la PuntoWeb.Net sas, mi occupo anche di editoria online sin dal lontano 1996. Già ideatore e curatore di vari portali, sono il co-founder di LiquidArte.it dove svolgo anche il ruolo di content manager. Sono appassionato di storia e di tutto quanto può accrescere la mia cultura.