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Bruciate le opere di Damien Hirst per salvare le versioni in NFT

Damien Hirst ha bruciato mille delle sue opere della serie ‘Spot Paintings’ dopo averne venduto le versioni Nft (l’acronimo inglese significa ‘Non Fungible Token).
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Bruciate le opere di Damien Hirst per salvare le versioni in NFT

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Damien Hirst ha bruciato mille delle sue opere della serie ‘Spot Paintings’ dopo averne venduto le versioni Nft (l’acronimo inglese significa ‘Non Fungible Token).

L’artista ha chiesto agli acquirenti che hanno acquistato pezzi della sua ultima collezione di scegliere l’opera d’arte fisica o l’Nft che la rappresenta. A coloro che hanno scelto gli Nft è stato detto che il pezzo fisico corrispondente sarebbe stato distrutto. Alla domanda su come si sentiva a bruciare le opere, Hirst ha risposto: “È bello, meglio di quanto mi aspettassi”. Il rogo delle opere si è svolto oggi all’apertura della mostra ‘The Currency’, Hirst indossava pantaloni della tuta da lavoro in metallo argento e guanti antincendio, mentre raccoglieva i pezzi e li bruciava in una sorta di caminetto nella Newport Street Gallery di Londra. È stato stimato che le opere bruciate valessero complessivamente quasi 10 milioni di sterline.

Il progetto The Currency

“The currency”, il progetto dell’artista e imprenditore britannico Damien Hirst, è stato il primo referendum dell’arte entrata nella sua dimensione digitale del 21° secolo. 10mila opere digitali, assegnate per estrazione ad alcuni degli aspiranti acquirenti che si erano registrati su un apposito sito, su cui gli stessi avrebbero potuto prendere una decisione nei successivi 12 mesi: scegliere di perseguire la strada NFT, bruciando l’opera fisica, o viceversa perdere il diritto della certificazione digitale, sorretta dalla blockchain. Un esperimento sociale che non limitava gli scambi e le vendite degli NFT da parte degli acquirenti, che hanno speso 2mila dollari per l’acquisto dell’opera digitale: infatti in un solo anno, la compravendita di queste opere ha fruttato oltre 89 milioni di sterline.

La diretta

In diretta streaming, Hirst e i suoi assistenti hanno usato delle pinze per depositare i singoli pezzi impilati nei camini della galleria, mentre gli spettatori assistevano all’evento. I dipinti saranno bruciati progressivamente fino al 30 ottobre. “The Currency” è un esperimento che, secondo Hirst sfida: «Il concetto di valore nell’arte dal momento che costringe chi acquista a ragionare sulle diverse caratteristiche delle opere».

Il valore si trasforma

Nella sostanza identiche, ma differenti per medium e conseguente presenza estetica, è stato stimato che le opere bruciate valessero complessivamente quasi 10 milioni di sterline. «Molte persone pensano che io stia bruciando milioni di dollari di arte, ma non è così – ha detto Hirst che più volte si è interrogato sul valore dell’arte nella società capitalista –. Sto solo completando la trasformazione di queste opere d’arte dalla versione fisica a quella Nft», del resto non è il primo artista ad aver usato il fuoco per realizzare opere d’arte, in questo caso per assenza e trasformazione. «Il valore dell’arte, digitale o fisica, che nel migliore dei casi è difficile da definire, non andrà perso – prosegue Hirst –, ma sarà trasferito agli Nft non appena i dipinti su carta saranno bruciati».

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Paola Colombo
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Emiliano Cecchi

Web Designer per la PuntoWeb.Net sas, mi occupo anche di editoria online sin dal lontano 1996. Già ideatore e curatore di vari portali, sono il co-founder di LiquidArte.it dove svolgo anche il ruolo di content manager. Sono appassionato di storia e di tutto quanto può accrescere la mia cultura.