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Brooks, Wilder, Feldman e “Frankenstein Junior”

I tre comici americani, dominatori del cinema negli anni Settanta, e il loro film più riuscito.
Frankenstein Junior (1974)

Brooks, Wilder, Feldman e “Frankenstein Junior”

Frankenstein Junior (1974)
I tre comici americani, dominatori del cinema negli anni Settanta, e il loro film più riuscito.

Partiti tutti in modo diverso, inizialmente erano accomunati soltanto dalle loro origini ebraiche. Il loro incontro darà origine ad uno dei film più riusciti nella storia del cinema.

Melvin James Kaminsky nasce a New York nel 1926 da genitori figli di immigrati da Germania, Russia e Bielorussia. Il nome d’arte lo prende dal cognome da nubile della madre che è Brookman. Sviluppa le sue abilità di comico durante la Seconda Guerra Mondiale facendo spettacoli per le truppe. Tornato alla vita civile, intraprende la carriera di cabarettista esibendosi in locali, ma da lì passa ben presto all’attività di autore di testi per spettacoli radiofonici e televisivi. Fu la sua seconda moglie, l’attrice Ann Bancroft, a spingerlo verso il cinema. Nel 1968, col nome d’arte di Mel Brooks, esordisce al cinema dirigendo “Per favore non toccate le vecchiette” che gli frutta l’Oscar per la sceneggiatura e col quale inizia la sua collaborazione con Wilder. A questo film seguì, nel 1970, “Il mistero delle dodici sedie” da lui diretto ed interpretato. Nel 1974 dirige “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” con enorme successo di pubblico e di critica.

Jerome Silberman (1933-2016) nasce a Milwaukee da famiglia di ebrei russi immigrati negli Stati Uniti, ma si trasferisce in Gran Bretagna per studiare recitazione. Tornato in patria, entra al celebre Actors Studio di New York. Nel 1963 reciterà in uno spettacolo teatrale insieme alla Bancroft, nel quale già figura col nome d’arte di Gene Wilder, che gli presenta il marito. Brooks lo arruola in “Per favore non toccate le vecchiette” con il quale Wilder riceve la nomination all’Oscar. Successivamente interpreta alcuni film che si rivelano però insuccessi commerciali. Nel 1971 interpreta “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato”, un film che Wilder non avrebbe voluto fare ma che è destinato a diventare un cult e a farlo conoscere al grosso pubblico e di cui si sono susseguiti due remake di successo, uno con Johnny Depp nel 2005 e uno, uscito l’anno scorso che in realtà è il prequel a quello del 1971 con, nei panni di un giovanissimo Wonka,  Timothée Chalamet, nuova stella del cinema che , per questa interpretazione ha ricevuto una candidatura ai Golden Globe per il miglior attore in un film commedia o musicale. Nel 1972 Woody Allen lo vuole tra gli interpreti di “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso…” che rappresenta un’altra pietra miliare della sua carriera. Dopo questo film, Wilder inizia a lavorare al soggetto e alla sceneggiatura di “Frankenstein Junior” e lo propone a Brooks che però lo rifiuta. Wilder non si sentiva ancora pronto per passare alla regia ma, avendo visto Feldman in uno spettacolo televisivo, inizia a modellare su di lui il personaggio di Igor. Sarà proprio l’agente di Feldman a convincere Brooks a dirigere il film, collaborando anche con Wilder alla stesura della sceneggiatura definitiva che valse ad entrambi la nomination all’Oscar.

Martin Alan Feldman (1934-1982) nasce a Londra da genitori ebrei ucraini emigrati da Kiev. Inizia in Inghilterra ad esibirsi in spettacoli teatrali finché nel 1954 passa alla carriera di autore di spettacoli radiofonici. Il successo dei suoi spettacoli lo portarono dalla radio alla televisione realizzando programmi per la BBC. Decise poi di trasferirsi negli Stati Uniti dove iniziò a farsi conoscere dal pubblico televisivo americano. Nel 1961 iniziò a soffrire di tiroide con conseguenti problemi ai bulbi oculari ma Feldman utilizzò il suo handicap per ottenere un effetto comico che caratterizzerà i suoi personaggi. Nel 1974 esordisce al cinema con “Frankenstein Junior”.

Frankenstein Junior” è il quarto film diretto da Brooks. Nel 1975 fu campione di incassi. Si tratta ovviamente di una parodia dei vari film di Frankenstein girati, fino ad allora, basandosi sul romanzo Mary Shelley. Per questo motivo il film fu girato in bianco e nero, con una fotografia in stile anni Trenta, che è appunto il periodo nel quale furono realizzati i principali film del filone. Per le riprese furono utilizzati  gli attrezzi di scena e gli studi originali del primo film di Frankenstein del 1931. Il film è inserito alla ventottesima posizione delle migliori cinquanta commedie di tutti i tempi e al numero tredici delle prime cento commedie americane più divertenti. È stato inoltre scelto per la conservazione presso la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Wilder ebbe l’idea di creare il personaggio del nipote del dottor Frankenstein, che non approva le teorie di suo nonno ma, per una serie di circostanze, si ritrova a dover ripetere il suo esperimento. Feldman, dal canto suo, caratterizza il personaggio di Igor al punto da farne uno dei pilastri portanti del film, anziché un personaggio secondario. Il film rappresenta sicuramente il livello massimo raggiunto dal trio Brooks, Wilder e Feldman, nonostante i successi che i tre comici ebbero in seguito, sia insieme che separatamente.

Dopo “Frankenstein Junior”, Brooks sforna un film dopo l’altro. Nel 1976 dirige “L’Ultima follia”, un film muto in cui l’unica parola è pronunciata dal mimo francese Marcel Marceau dopodiché inizia la serie dei film parodici dirigendo e interpretando “Alta tensione” in cui riprende gli spunti dei film di Hitchcock trasformandoli in gag. A questo seguiranno altri cinque film, l’ultimo dei quali uscito nel 1995. Alla fine degli anni Novanta reciterà come interprete anche in due film italiani diretti da Ezio Greggio. La sua ultima apparizione risale al 2005 nel film “The Producers”. Oggi, ritiratosi dalle scene, è quasi centenario.

Wilder e Feldman saranno ancora insieme nel 1975 nel meno fortunato “Il fratello più furbo di Sherlock Holmes” che segna anche il debutto alla regia di Wilder. Wilder farà poi coppia col comico afroamericano Richard Pryor in una trilogia di film, due dei quali diretti da Sidney Poitier. Il suo più grande successo lo ottiene nel 1984 con “La signora in rosso”, film da lui diretto ed interpretato, che ottiene l’Oscar per la miglior canzone “I Just Called to Say I Love You” di Stevie Wonder. Il suo ultimo film è del 1991 e la sua ultima apparizione televisiva è del 2003 dopodiché è costretto a ritirarsi sofferente di Alzheimer e muore nel 2016.

Anche Feldman, dopo l’esperienza di “Frankenstein Junior” e dopo aver interpretato un film in Italia per la regia di Sergio Martino,  passa alla regia nel 1977 dirigendo se stesso in “Io, Beau Geste e la legione straniera” e successivamente il meno fortunato “Frate Ambrogio” del 1980. Nel 1983, mentre si trova a Città del Messico per girare il suo ultimo film “Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo”, Feldman muore improvvisamente per un attacco cardiaco a soli 48 anni. Secondo quanto dichiarato da Mel Brooks in un’intervista, Feldman, fumatore accanito, fumava cinque pacchetti di sigarette al giorno e questa è una delle possibili cause della sua morte, oltre ovviamente ai problemi di tiroide dei quali soffriva.

“Frankenstein Junior” rimane una delle migliori commedie nella storia del cinema e sicuramente il miglior film che questi tre grandi comici ci hanno lasciato.

Informazioni sulla pubblicazione

Testo inviato da Raimondo Banchetti
Raimondo Banchetti

Raimondo Banchetti

Laureato in lettere ad indirizzo storico-artistico, appassionato di musica, ha studiato diversi strumenti, sia a fiato che a corda.