ANDRÉS DAVID CARRARA, La penombra che abbiamo attraversato e DAVIDE MAGGIONI, Elogio dell’ombra

Ieri, 30 marzo, hanno inaugurato le mostre ANDRÉS DAVID CARRARA, La penombra che abbiamo attraversato, a cura di Simona Bartolena e DAVIDE MAGGIONI, Elogio dell’ombra, a cura di Armando Fettolini.
Andrés David Carara, Mangiati. Olio su tavola, 80×00 cm, anno 2011

ANDRÉS DAVID CARRARA, La penombra che abbiamo attraversato e DAVIDE MAGGIONI, Elogio dell’ombra

Andrés David Carara, Mangiati. Olio su tavola, 80×00 cm, anno 2011
Ieri, 30 marzo, hanno inaugurato le mostre ANDRÉS DAVID CARRARA, La penombra che abbiamo attraversato, a cura di Simona Bartolena e DAVIDE MAGGIONI, Elogio dell’ombra, a cura di Armando Fettolini.

ANDRÉS DAVID CARRARA

La penombra che abbiamo attraversato 

Mostra a cura di Simona Bartolena

Classe 1973, nato in Argentina, ma cresciuto in Veneto, Andrés David Carrara si muove tra tradizione e sperimentazione, visione simbolica e indagine del quotidiano. La sua tavolozza bruna, fatta di ombre che esaltano la luce, riporta alle cromie di Rembrandt. La tessitura vibrante, costruite su pennellate libere, senza contorno, che evitano il disegno e la definizione dell’oggetto ritratto, e l’ampio uso delle velature a olio ricordano l’ultimo Tiziano e tanta pittura veneta.

La sua tecnica è complessa e pensata: gli impasti trattati con lo “sfregazzo” (tecnica che consiste nello strofinare un pennello con poco colore su una superficie irregolare), la predilezione per il supporto ligneo, la scelta dell’olio steso a velature e finito con una vernice opaca a basa alchidica caratterizzano i suoi lavori che rappresentano per lo più oggetti o luoghi reali, ma sottoposti a un processo di “sfocatura”. A farla da padrona sono la luce e il suo necessario contraltare, l’ombra, che si rivelano in un continuo gioco di contrasti, in un baluginare che ora rivela e ora nasconde la forma degli oggetti, suggerendone la presenza, ma negandocene l’evidenza.

Attraverso i luoghi e gli oggetti Andrés indaga l’uomo, con i suoi dubbi, le sue paure e, soprattutto, con le sue fragilità. Nell’incertezza di quelle nebbie, nell’indefinito di quelle visioni si annida uno struggente senso di transitorietà, di umanissima incertezza, ma anche la consapevolezza della bellezza delle piccole cose, anche quelle più banali, anche quelle più semplici e dimenticabili. E dimenticabili sono i vinti, i perdenti: come i pezzi mangiati di una partita a scacchi, esclusi dal gioco, buttati giù dalla scacchiera: un’orgogliosa difesa di chi sta ai margini, degli ultimi o semplicemente di chi non vuole stare sempre sul podio e si concede il lusso del restare in disparte.

Andrés è un sognatore con i piedi ben piantati per terra e la sua pittura rispecchia questa attitudine al contempo onirica e concreta. Lo testimoniano i suoi oggetti d’uso quotidiano, trasfigurati dai punti di vista inusuali e dalla luce che ne corrode i contorni, esaltandone aspetti inaspettati. Ma lo testimoniano anche le sue architetture veneziane, eleganti e riconoscibili, seppure colte da scorci arditi e permeate da una coltre che ne sfoca le forme.

La scelta della città non è causale e non è solo legata alla vicenda biografica dell’artista. Venezia è la città cangiante del sogno e dell’immaginazione, tanto spettrale quanto affascinante e superba. L’occhio scivola sulle forme leggiadre dei suoi palazzi, si confonde, si perde tra visione e realtà, smarrendo il senso dello spazio e del tempo, in una dimensione sospesa, che sfiora l’eternità. I soggetti si contaminano, gli oggetti appaiono ora in tutta la loro famigliare semplicità, ora assumono forme monumentali, quasi fossero maestose architetture guardate dal basso. Le cose rivelano i loro aspetti più inattesi, entrano ed escono dalla loro riconoscibile identità, ci appaiono per quello che sono e per quello che non sono, come nei sogni.

Oggetti, paesaggi, figure… Tutto è e tutto si confonde nella poetica di Carrara, in rapidi e mutevoli sguardi. Quel fluire incessante e cangiante che è stato la nota distintiva di una generazione, quella di fine XIX secolo, e che Andrés adotta spogliandolo dalla polvere del tempo, rendendolo attualissimo.

DAVIDE MAGGIONI

Elogio dell’ombra

Mostra a cura di Armando Fettolini

Come di consueto, anche lo Spazio Officina, la sala conferenze e laboratori di Spazio heart, accoglie un nuovo progetto espositivo. Questa volta le opere che accompagneranno per un mese i frequentatori dei corsi e delle attività proposte presso lo Spazio vimercatese sono firmate da Davide Maggioni.

Artista eclettico dotato di una spiccata e matura conoscenza delle tecniche pittoriche e gran conoscitore della materia, Davide Maggioni con i suoi lavori indaga con curiosa necessità ciò che lo circonda nel quotidiano. Il suo rovistare nel circostante e ciò che produce donano, agli occhi di chi osserva, una poetica contemporanea. Nella serie di lavori presentati nello spazio Officina, dal titolo alquanto eloquente: Elogio dell’ombra, Maggioni, con pochi ma ben calibrati segni, graffi, macchie e anche del dripping; risolve il dipinto con mano sicura e incisiva. Davide è un artista che pensa bene ciò che crea, questo si traduce in opere di grande interesse.

 

ANDRÉS DAVID CARRARA
La penombra che abbiamo attraversato

Mostra a cura di Simona Bartolena

***

DAVIDE MAGGIONI
Elogio dell’ombra

Mostra a cura di Armando Fettolini

 

Spazio Heart – Via Manin 2, Vimercate

Orari di apertura mostra: da giovedì a domenica 16-19

Ingresso libero

 

Informazioni
info@associazioneheart.it

 

Ufficio Stampa Spazio Heart
De Angelis Press, Milano
info@deangelispress.com

Condividi su:

Informazioni sulla pubblicazione

Immagine di copertina – Andrés David Carara, Mangiati. Olio su tavola, 80×00 cm, anno 2011
Immagine di Diana Millan

Diana Millan

Magistero in Scienze Religiose conseguito presso l'ISSR "Beato Niccolò Stenone" di Pisa, lavoro per comunicati-stampa.net e sono responsabile editoriale di LiquidArte.it. Appassionata di cinema e libri.

Pubblica con noi

Uno spazio dedicato a celebrare il ruolo fondamentale delle donne nella storia e nell’evoluzione delle arti

@Liquidarteit