Il 7 novembre 1998 moriva a Savona il grande scultore Agenore Fabbri. Nato nel 1911 a Barba, una frazione di Quarrata in provincia di Pistoia, a 12 anni si iscrisse alla Scuola d’Arti e Mestieri di Pistoia, per poi frequentare l’Accademia di Belle Arti di Firenze. In questa città entrò in contatto con importanti figure dell’arte e della letteratura, come Ottone Rosai, Carlo Bo e Mario Luzi.
Successivamente si trasferì ad Albisola, dove lavorò inizialmente come modellatore ceramista, affinando e personalizzando la tecnica della terracotta, fino ad aprire il suo primo atelier. In seguito si stabilì a Milano, dove conobbe i primi veri successi e iniziò ad esporre anche all’estero, partecipando a collettive in Cina e tenendo mostre personali negli Stati Uniti, a Londra, Parigi e Stoccolma.
Fu invitato più volte alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma, partecipò alle più importanti rassegne internazionali e tenne mostre personali anche in musei tedeschi. La sua scultura si distingue per il tormento materico, l’espressività e le forti tensioni formali che la caratterizzano.
Questa mia opera realizzata a sanguigna è in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa








